L’ignorant / antologia, Philippe Jaccottet

Plus je vieillis et plus je croîs en ignorance,
plus j’ai vécu, moins je possède et moins je règne.
Tout ce que j’ai, c’est un espace tour à tour
Enneigé ou brillant, mais jamais habité.
Où est le donateur, le guide, le gardien?
Je me tiens dans ma chambre et d’abord je me tais
(le silence entre en serviteur mettre un peu d’ordre),
et j’attends qu’un à un les mensonges s’écartent:
que reste-t-il? que reste-t-il à ce mourant
qui l’empêche si bien de mourir ? Quelle force
le fait encore parler entre ses quatre murs?
Pourrais-je le savoir, moi l’ignare et l’inquiet?
Mais j’entends vraiment qui parle, et sa parole
pénètre avec le jour, encore que bien vague :
«Comme le feu, l’amour n’établit sa clarté
que sur la faute et la beauté des bois en cendres… »

Philippe Jacccottet (Moudon, 1925), L’Ignorant (Gallimard, 1958; traduzione italiana: Philippe P.Jaccottet, Il Barbagianni. L’Ignorante, con un saggio di Jean Starobinski, a c. di Fabio Pusterla, Einaudi, 1992)

 

L’ignorante

Più invecchio e più io cresco in ignoranza,
meno possiedo e regno più ho vissuto.
Quello che ho è uno spazio volta a volta
innevato o lucente, mai abitato. E il donatore
dov’è, la guida od il guardiano? Io rimango
nella mia stanza, e taccio (entra il silenzio
come un servo che venga a riordinare),
e attendo che a una a una le menzogne
scompaiano : cosa resta? Cosa rimane a questo moribondo
che gli impedisce ancora di morire? Quale forza
lo fa ancora parlare tra i suoi muri?
Potrei saperlo, io, l’ignaro e l’inquieto? Ma la sento
parlare veramente, e ciò che dice
penetra con il giorno, anche se è vago:
«Come il fuoco, l’amore splende solo
sulla mancanza, e sopra la beltà dei boschi in cenere…»

 

La poesia è tratta dall’omonima raccolta, ed è subito diventata proverbiale, come se nei suoi versi l’autore, ancora giovane, riuscisse a delineare un’immagine netta di sé e della propria scrittura poetica. In effetti, nel corso della modernità europea, e in particolare francese, l’immagine del poeta era spesso stata accostata a significati illustri e veementi; e forse quella più celebre, che risale a Rimbaud, è quella del voyant (cioè il « veggente »), che sa per vie misteriose prevedere il corso degli avvenimenti e illuminare la realtà di una luce inedita e sconvolgente. La parola ignorant  fa rima, quasi ironicamente, con voyant, ma sembra indicare l’esatto opposto: il poeta registra ora lo smarrimento, la solitudine di un mondo da cui le grandi voci si sono allontanate, l’assenza delle guide, dei guardiani, l’inquietudine. E tuttavia, benché possa a prima vista sembra un paradosso, proprio dalla mancanza, dalla rovina nasce una nuova energia, quella della bellezza selvaggia e dell’amore che resiste.

(Fabio Pusterla)

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