E questo canto, amore mio, di cicale

E questo canto, amore mio, di cicale
sotto il sole di luglio, in una campagna italiana,
cielo azzurro e poche nuvole, piccole,
odore forte di rosmarino e ginestre
e questo canto pazzo che non si ferma
nell’aria bianca bruciata
e noi, io e te, sotto questi pini
alziamo i calici e brindiamo, silenziosi,
tu vestita come una dea, con lunghe ciocche annodate
e perle tra i capelli,
là sulla collina il nostro capanno di legno
e giù lo scoglio dove passo tutte le notti
a piangere guardando il mare.

Claudio Damiani (San Giovanni Rotondo, 1957), da Cieli celesti (Fazi, 2016)

 


Si era fermata all’imbocco della lanca

Si era fermata all’imbocco della lanca, sul fiume, una biscia nera, con il capo eretto fuori dall’acqua.
Voleva arrivare in fondo alla lanca, dov’erano i suoi interessi.
A mezza strada si frapponeva un pescatore con una lunga canna che a occhio poteva coprire in larghezza quel braccio di fiume.
Si doveva o no forzare il blocco?
La biscia alla fine si era decisa e aveva iniziato la sua corsa lungo l’argine opposto del canale.
Avvicinandosi aveva aumentato la velocità fino a un massimo sforzo, guizzando davanti al pescatore, che aveva tentato vanamente di colpirla.

Giampiero Neri (Erba, 1927), da Via provinciale (Garzanti, 2017)