Dentro il recinto

Parlo con le persone quando ci sto davanti –
dovrei dire. Ma non funziona così.
Me lo dico, me lo ripeto, cerco sempre
(quasi sempre) di prepararmi a questo.
Quando ci sto davanti le parole vanno a caso,
o scivolano in disparte
e non ne vogliono sapere di darmi una mano.
Nella testa le vedo prima degli occhi:
si accalcano babeliche come pecore sporche
al cancello del recinto quando uno si avvicina.
Si ammassano e si calpestano,
hanno pupille sbieche e nere
rassegnate e piene di paura
smarrito il senso di ciò che fanno,
di ciò che faranno una volta fuori,
di ciò che dovrebbero e vorrebbero fare.

E allora sto col mio concetto frantumato,
calpestato senza una vera reazione da pecore sporche.
Non devo fare una bella impressione.
Alla fine non parliamo di niente. Accettiamo con noia
la delusione, la solita.
Nemmeno immaginare di tenere in bocca
un pochino il suo pene, tiepido e floscio,
o in battuta di lingua le labbra della sua vagina
aspra e un po’ fredda, mi aiuta a capire;
se non un breve sofisticato brivido
a restituirmi chi ho di fronte, sentire
di cosa abbiamo voluto parlare, di cosa abbiamo
parlato effettivamente, cosa di me avrà voluto,
se mai ci rivedremo, se saremo dimenticati.

Igor De Marchi (Vittorio Veneto, 1971), inedito.

Annunci


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...