Certe mattine

Certe mattine
al risveglio
c’è una bambina pugile
nello specchio,
i segni della lotta
sotto gli occhi
e agli angoli della bocca,
la ferocia della ferita
nello sguardo.
Ha lottato tutta la notte
con la notte,
un peso piuma
e un trasparente gigante
un macigno scagliato
verso l’alto
e un filo d’erba impassibile
che lo aspetta
a pugni alzati:
come sono soli gli adulti.

Chandra Livia Candiani (Milano, 1952) La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore (Einaudi, 2014)

Annunci

bisogno della di

bisogno della di
tutta la verità intima
il ritrovato del perso
attaccare ai muri le lettere
le una a una lettere
l’alfabeto.

e dimmi il dirmi
le parole buchi che vincono
la fatica la mancanza di
per pensare la corsa
il così sbagliato andare
le case il ritmo/le cose.

poi a volte il mio bambino ride.

Silvia Salvagnini (Venezia, 1982), da Il seme dell’abbraccio (Bompiani, 2018)


Sei rimasto seduto

Sei rimasto seduto
dove stavi seduto da prima
senza il cappello per tenere il posto
che comunque nessuno vuole.

Ti attieni ai fatti.
Te li tieni stretti.
Guardi sembrare immobile
l’acqua dei rubinetti.

Luigi Socci (Ancona, 1966), da Prevenzioni del tempo (Valigie rosse, 2017)


Non vi sarà parola, nome, data

Non vi sarà parola, nome, data
vita che non sarà scontata –
tutto è scritto, per sempre, su questo
referto senza verità –
polvere nelle vene
vento nelle mani
anni di nessuno – un’ora
insanguinata
che ci conosce e chiama,
dentro noi,
cancellando il tempo.

Attraverseremo
ancora una volta vivi questo sparo,
questo sangue imprigionato
nel nodo di un’arteria
nel soffio divorato di un respiro,
ce ne andremo soli, controluce,
nel luogo disabitato
nel nudo feroce –
un silenzio
precedente
che ci appartiene.

Alessandro Bellasio (Milano, 1986), da Nel tempo e nell’urto (LietoColle – Pordenonelegge, 2017)


Le fasi della luna

Trapela, nella camera oscura
come l’intelligenza nel cuore.
Illecita, ingannevolmente stanziale.
Chinata sulla sua metà in ombra
sul fianco di una panca
la faccia girata a non guardarsi
in un confuso abbracciarsi di gambe
come fosse questa l’ultima notte
per dormire insieme
non il mio sonno senza sollievo
ma il nostro che non ha rimorso.

Biancamaria Frabotta (Roma, 1946), da Da mani mortali (Mondadori, 2012)


Chat sciatt

Grz x il msg
t risp in rit
xke sn
smpr trp occ
ma tvb tvtrb tat
spr di ved prst
t asp
cm
s asp il sle
dp un tmprle

Chiara Carminati (Udine, 1971), da Viaggio verso. Poesie nelle tasche dei jeans (Bompiani, 2018)


Два шага до безумия

Два шага до безумия,
Где когти скрипнут нежные,
Где катятся беззубые
Колеса солнц отверженных,

Где запирают в комнатах
И думают, что спрятали,
Где все черты знакомые
Скрывают маски ряженых.

Меня казнят без следствия.
И злые не спасут меня
И сохранят последние
Два шага до безумия.

Два шага до безумия,
Где призраки повешенных,
Где катятся беззубые
Колеса солнц отверженных.

А глазки Наблюдателя
Приклеены в расщелину
Стены. Молчи, пока тебя
Не сдали в обращение.

Сиди. Вонзись в сиденье.
Прорви собой бесшумное.
А от ночного бдения
Два шага до безумия.

Ночное недержание.
Отчетности. Протечности.
Мы выспимся на ржавеньком
Шкафу у бесконечности.

Мы повисим, усталые.
И ты расправишь плечики,
И улыбнешься: «Мало ли,
Зачем нас здесь повесили…»

Alina Vituchnovskaja (Mosca, 1975), da La nuovissima poesia russa (Einaudi, 2005)

Due passi alla pazzia

Due passi alla pazzia,
Dove gli artigli scricchiolano teneri,
Dove rotolano con ruote senza denti
Gli astri dei reietti,

Dove ti chiudono a chiave nelle stanze
E pensano di occultare,
Dove tutti i tratti familiari
Nascondono maschere di mascherati.

Mi puniscono senza processo.
E i malvagi non mi potranno salvare.
E manterranno gli ultimi
Due passi alla pazzia.

Due passi alla pazzia,
Dove sono i fantasmi degli impiccati,
Dove rotolano con ruote senza denti
Gli astri dei reietti.

E se gli occhi dell’Osservatore
Sono incollati all’anfratto
Della parete. Taci, altrimenti
Ti fanno un bel trattamento.

Siedi. Conficcati nella sedia
Squarcia di te il silenzio.
Dalla veglia notturna
Due passi alla pazzia.

Incontinenza notturna.
Rendiconti. Sgocciolii.
Dormiremo bene nell’armadio
Arrugginito dell’infinito.

Stiamo appesi un po’, stanchi.
Tu raddrizzi le spallucce
E sorridi: «Che importa sapere
Il perché ci hanno appeso qui…»