Energia mutabile

L’amore vero, tu lo sai, è volere
la gioia di chi non ci appartiene
è questo uscire, traboccare
da se stessi, come il sangue dalle vene
per un taglio, è l’irrinunciabile,
amore energia mutabile eterno bene.

Giuseppe Conte (Porto Maurizio, 1945), da Ferite e riforniture (Mondadori, 2006)

– Consigliato da Isabella Leardini 

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Lacrime 10

In cosa risolti.
Dalle balaustre. Sui binari.

Straziati contro.
Non guardati abbastanza.

Non guardati, abbastanza. Mai.

Sangue, capelli, orbite
nei loro globi. E gonfi,

Nell’acqua, del loro cielo.
Non guardati abbastanza.

Non guardati, abbastanza. Mai.

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Pitture nere su carta (Mondadori, 2008)

– consigliato da Giuseppe Nibali


L’uomo teneva alzato il braccio

L’uomo teneva alzato il braccio
davanti alla grande magnolia. Era una festa
una ricorrenza del calendario
civile italiano; e molti parlavano. L’uomo aveva ricevuto
un fratello morto, un’esplosione grande
che aveva spaccato il giudice Paolo
faccia cemento e corpi, molti anni fa.
Ciò che muore e ciò che non può morire, trovo scritto
in un grande libro del passato. Ho sbagliato tutto.
Invece ho sbagliato tutto, quell’uomo ripeteva
e teneva
il braccio alzato. Ciò che muore
è ciò che muore; e soltanto qui
ogni cosa sta compressa. Coagula caglia. Aspetta
il punto vivo sangue tuo
dove trapassa.

Occorre che tu la rifaccia
questa vita altrove.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito

– consigliato da Tommaso Di Dio


Ombre impalpabili da scomparire

ombre impalpabili da scomparire
parole a cui disimparare il senso
voci di stordimento e confusione
e dall’interno per contraddizione
cantiche silenziose nel tuo nome
attraversando nuove metamorfosi
come paesaggi sconosciuti e estranei
in cui la scena si scompone e muore
e anche i colori sembrano crollare
su questa notte acida e compressa
non c’è una medicina ma la cura
del nostro male è la ferita stessa

Adriano Padua (Ragusa, 1978), da Still life (Miraggi Edizioni, 2017)

– consigliato da Julian Zhara


Lingua

Non hai bara da trascinare sulla neve

ma un cane che trema nel buio.

Madre-lingua sei triste

l’aglio si fa nero nel rame

il rombo dal camino sale.

I venti si confondono

Eolo soffia e Babele vive.

Figlia-lingua: scricchioli a ginepro.

Il tuo brivido alla nascita

è un frammento di tempesta tra i pianeti

e le nuvole, le nuvole ciecamente corrono

cancellando dai cieli ogni genealogia.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Dal balcone del corpo (Mondadori, 2008)
– consigliato da Maria Borio

So che nulla si versa in questo calice

So che nulla si versa in questo calice,
che una luce avranno i più mendichi,
che sarà salva l’anima che ha visto
il sonno delle madri,
sentito il tremito delle carni offese,
io so e la voce mi condanna
a un messaggio spoglio,
a un nutrimento che non tollera la vita
e tu che sei nei cieli
che sei nella memoria
con la tua ciocca rossa,
sei e non sei
in questa lingua radiata dalla terra,
prega per me,
fa’ che si compia il giorno.

Roberto Carifi (Pistoia, 1948), da Nel ferro dei balocchi. Poesie 1983-2000 (Crocetti Editore, 2008)

– consigliato da Gianluca Fùrnari


Al Padre

Padre
Luogo di tutto ciò che non capisco e aspiro
Come fu il tuo desiderio nel crearmi?
Da ubriaco
Affrettato
Istintivo
Persuasivo
Nel crearmi pure io cosi continuo…

Le parole non queste sarebbero dovute essere ?
Contrarie saperle –le temo.
Non ti ha portato fiori
Un può di sassi dal mondo

Sai quel giorno tutti si meravigliavano
Non ho versato una lacrima
Mi stendo un attimo
Lascerò la carne al sole
E mi immagino il discomporsi della tua

Vorrei che mi mettessero al tuo fianco, sul fianco- come da bimba
Bell verde questo bosco ai tuoi piedi –
Forse vorrei che mi sentissi

Quel giorno nessuno ti ha pianto per davvero
Solo se stessi
Forse come io adesso
In fondo in fondo so a un paio di metri sollo i tuoi resti
Ed è solo un mucchio di terra questo.

Marina Gogu Grigorivna (Murmanskaja Oblast’, 1992), inedito

– consigliato da Luca Rizzatello