13 say

13 say

When Neil Armstrong died you called me to your computer:
«Look! Of the 89 comments on the article, 13 say “he’s on
the moon, now”! Why would he be on the moon? It’s absurd!»
So I put my grandmother on the moon. I put Iain, who died,
on the moon with Hilary, who died. I put the great cats on
the moon, bouncing weightless and bemused; and I will put
all of us who are not dead but will be dead, on the moon,
which from here is a quiet place, out of reach and strange,
with a hard wind that rushes through: a rolling headstone
that requires a giant leap, and a sad and happy lie, to get to.
13 dicono

Quando è morto Neil Armstrong mi hai chiamato al tuo computer:
«Guarda! Degli 89 commenti all’articolo, 13 dicono “è sulla
luna adesso”! Perché dovrebbe essere sulla luna? È assurdo!»
Così ho messo mia nonna sulla luna. Ho messo Iain, che è morto,
sulla luna con Hilary, che è morta. Ho messo i gatti grandiosi sulla
luna, che rimbalzano senza peso e perplessi; e metterò
tutti noi che non siamo morti ma che moriremo, sulla luna,
che da qui sembra un posto tranquillo, fuori portata e strano,
con un forte vento che la percorre: una pietra tombale rotante
che richiede un passo da gigante, e una triste e felice bugia, per arrivarci.
Jack Underwood (Norwich, 1984), da Happiness (Faber, 2015)

– consigliato da Alberto Pellegatta



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