Il pane velato

Adesso che i piatti sono bianchi
penso che il tuo cibo era un colore
sparso ogni giorno su una tela
fitta di gocce e fibre.
Fermo lì accanto
aspettavo che il mondo fosse pronto
come un bambino nei pressi di un fornello
futuro e antico
dove ribolliva in alto
la sua fame.
E così il tuo cuocere e impastare
diventava una vita
per altre vite,
la catena di tuorli e di farine
dove chi mangiava assimilava il fiato
speso e rubato
all’inerzia scura
di chi non ha le mani per sentire
il rivolo che ci scorre accanto
così sempre figlio.

Luigi Trucillo (Napoli, 1955), da Altre amorose (Quodlibet, 2017)

–  consigliato da Franca Mancinelli


One Comment on “Il pane velato”

  1. Marco Di Pasquale ha detto:

    un tono commosso ma misurato, ripieno della vitalità fatta di mani e fiato celebrata nei versi – molto bella


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