L’aria d’intorno chissà come

L’aria d’intorno chissà come
placata, e frizzante, e la gente
a spasso sospesa, aerea,
lentissima, vacante

e indifferente a un traguardo,
all’azione, al profitto, ma
più vaga nel giorno, nel chiaro
mattino di luce e parte

persuasa infine del tutto diffuso,
in aperta adesione e armonia,
nel presente assoluto, animato
dalla pace normale dell’esserci

senza conflitti o sfide, senza
miserabile calcolo, ma
nella pace e nella più normale
armonia discreta dell’esserci.

Maurizio Cucchi (Milano, 1945) da Malaspina (Mondadori, 2013)

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Guardami, guardami, ho corso!

“Guardami, guardami, ho corso!”

Io ti sono vicino, Douve, ti rischiaro. Resta fra noi soltanto questo lume roccioso, questa breve ombra placata, le nostre mani che l’ombra attende. Salamandra sorpresa, tu rimani immobile.

Ormai vissuto l’istante in cui le carni più vicine si trasmutano in conoscenza.

Yves Bonnefoy (Tours, 1923) da Movimento e immobilità di Douve (Einaudi, 1997)

“Regarde-moi, regarde-moi, j’ai couru!”

Je suis près de toi, Douve, je t’éclaire. Il n’y a plus entre nous que cette lampe rocailleuse, ce peu d’ombre apaisé, nos mains que l’ombre attende. Salamandre surprise, tu demeures immobile.

Ayant vécu l’instant où la chair la plus proche se mue en connaissance.


XVI

il ciottolo di pietra
rugosa e senza grazia
la scatola ruvida e scialba
sii spacca
e rivela
l’incantevole cristallo di agata
il masso
spezzato a metà
mostra
uno strato blu brillante d’ametista –
c’è un principio
di bellezza e ordine
nel cuore del caos
dentro la vita c’è la vita.

Kenneth White (Glasgow, 1936) da Lungo la costa (Amos edizioni, 2005)

the pebble of rough
and unprepossessing stone
the harsh dull case
splits open
to reveal
the lovely agate crystal
the boulder
cut asunder
shows
a blue-gleaming layer of amethyst –
there is a principle
of beauty and order
at the heart of chaos
within life there is life.


lui mi ha potato tanto

lui mi ha potato tanto
lui mi ha tolto la morte:
a pena avresti
riconosciuto il nome
mio o di un altro.
Chiedeva: “Avrà smesso di piovere?”
Io avevo ancora gli anni
per saperlo, per entrare
in casa e uscire
ferendomi o al riparo, mentre lui
seguiva l’accadere con un dito
sapeva dove andavano le vene.

Franca Mancinelli (Fano, 1981), da Pasta Madre (Nino Aragno editore, 2013)


Che vuoi che ti dica sotto

Che vuoi che ti dica sotto
la coperta ruvida di un albergo a ore?
C’è tutto quello che abbiamo
immaginato e ora la camicia
rattrappita, la spalliera in legno,
l’orologio vicino a un riflettore
congeda la falsità
delle eccedenze, come fosse
possibile dire “può darsi”,
“casomai”, “forse un giorno” si potrebbe
tornare in viale XX settembre
e divenire quel che siamo.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1967) da Il freddo e il crudele (Stampa, 2012)


Impiccio

ti ho pensata
di mattina presto
i miei occhi semichiusi
i tuoi appoggiati al muro
& la voglia dietro il ginocchio

(mi sto inventando tutto; o no?)

il modo che avevi di ficcarmi le braccia
dentro il cappotto
& di gridare ch’era troppo grande
ma che non importava

ad ogni modo
è mattina presto

Victor Hernàndez Cruz (Aguas Buenas, 1949) da Nuova poesia americana. New York (Mondadori, 2009)

i thought of you
early morning
my eyes still not open
your eyes leaning against the wall
& the beautymark behind your knee

(but i’m making this up; am i)

the way you threw your arms
into my coat
& yelled it’s too big
but did not matter

anyway
it’s early morning.


Dovrebbe essere tutta un’altra cosa

Dovrebbe essere tutta un’altra cosa
la giovinezza
e non questo disperdersi d’estati
un lungomare rasoterra.
Prego ancora una corsa dei giorni,
un tocco casuale che apra il cielo
nel gioco che cambia in abbraccio,
dovrebbe essere tutta un dieci agosto
un gran desiderare la paura.

Isabella Leardini (Rimini, 1978) da La coinquilina scalza (La vita felice, 2004)