Ruinas

È tanto facile disfare eppure questa specie si conserva

e avanza crollando lungo i secoli. Come un tempo

distruggono gli archivi, tutto si perde

e torna in altre forme.

Dalla scogliera sale un accenno di torre medievale,

ma per il resto l’acqua ruota in su senza memoria,

solo lapilli di schiuma e legni morti.

Una notte abbiamo fatto un fuoco là nelle rovine

soffiando sui picchi delle braci

credendoci a un passo dalla luce

oltre quel minimo sostare uno nell’altra,

provando inutilmente

a scostare la legge dell’essere vicini e poi perduti.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018) 


‘l eco de le vósi

Al vènare e a la doménega
se magna da la zia
la tola xe la TULIP de la Knoll
la zia prepara al vènare pésse
e a la doménega ganasséte
de inverno megio méterse
un magión belo grosso de lana
la stanzéta xe freda –
anca parché el muro confina
col spazio grando de quela che na volta
gera la nostra fornasa e che desso i organiza
mostre de la Bienàl –
sèrte matine se sénte che i bate
zénte che va e che vien, e ʼl eco de le vósi.

Andrea Longega (Venezia, 1967), inedito


L’eco delle voci

Al venerdì e alla domenica / si mangia dalla zia / il tavolo è il TULIP della Knoll / la zia prepara al venerdì pesce / e alla domenica guancette di vitello / dʼinverno meglio indossare / un maglione pesante di lana / la stanzetta è fredda – / anche perché il muro confina / con lo spazio grande di quella che una volta / era la nostra fornace e dove adesso organizzano / mostre della Biennale – / certe mattine si sente battere / gente che va e che viene, e lʼeco delle voci.