UN MISTERIOSO ALBERO-MOTORE

E poi un giorno c’investe
un ordigno
tralucente e radioso, che non abbiamo scelto
e chiamiamo vita.

L’impulso anima e flette
un suo morbido grommo di materia
viva, un insieme di organi legati − con tubicini,
cavi e percolature − a una bocca che evoca il mare.

Ma un impasto di conseguenze illogiche, di stranianti e disutili
connessioni, inverte la dialettica
di causa-effetto dell’inanimato,
se è vero che l’amore, entro i limiti dati
dalla sopravvivenza, influisce sul corpo più del pane. Intanto l’invisibile
fabbrica chimica
sèguita a distillare, disseziona e sgocciola in cavità
infinitesimali
il frutto dissolto.

Dunque un giorno veniamo in possesso
del sogno della materia
che misteriosamente, come vedi, si muove
e appartiene a sé stessa e si pensa
e lentamente impara a non ferirsi.

Alla fine, un’altezza con figure.

Roma, 2 marzo 2018

Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964), da Giardino della gioia (Mondadori, 2019)


oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte

oltre le nevi ghiacciate delle montagne più alte 
dove la carne è privata della colorazione
tra le oscure propaggini dell’universo: caos
la terra è l’imbuto di ogni cosa:
del cielo del blu siderale
lo sguardo è la riflessione del bianco;
dove i triangoli moltiplicano senza un’idea 
nelle ambrate crepe della roccia densa e minerale 
dove i mirtilli sciolgono la chiesa primigenia
e le scavate stelle nella forma non verbale 
dove il suolo è inimmaginabile e santo
e dove i semi sviluppano venature
giù, nelle viscere ottagonali
fra gli azzurri sentieri e i marmorei vitigni
tra le gambe dei giganti e i suoni delle epoche 
di materia indissolubile in materia indissolubile è lo squarcio
della visione
come la scia
madida di
una nube

Christian Sinicco (Trieste, 1975) da Alter (Vydia Editore, 2019) 

– Consigliato da Marilena Renda.