UN MISTERIOSO ALBERO-MOTORE

E poi un giorno c’investe
un ordigno
tralucente e radioso, che non abbiamo scelto
e chiamiamo vita.

L’impulso anima e flette
un suo morbido grommo di materia
viva, un insieme di organi legati − con tubicini,
cavi e percolature − a una bocca che evoca il mare.

Ma un impasto di conseguenze illogiche, di stranianti e disutili
connessioni, inverte la dialettica
di causa-effetto dell’inanimato,
se è vero che l’amore, entro i limiti dati
dalla sopravvivenza, influisce sul corpo più del pane. Intanto l’invisibile
fabbrica chimica
sèguita a distillare, disseziona e sgocciola in cavità
infinitesimali
il frutto dissolto.

Dunque un giorno veniamo in possesso
del sogno della materia
che misteriosamente, come vedi, si muove
e appartiene a sé stessa e si pensa
e lentamente impara a non ferirsi.

Alla fine, un’altezza con figure.

Roma, 2 marzo 2018

Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964), da Giardino della gioia (Mondadori, 2019)



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