Forse non ti dovevo toccare

Forse non ti dovevo toccare
non dovevo venire
a infastidirti.
Dovevo lasciarti come eri
dieci anni fa, con i capelli corti
con la tua cinquecentina
o come sei adesso, donna matura, saggia
o come sarai fra dieci anni,
dovevo lasciarti come eri
come sei, con il tuo mondo nitido
serio e vero, col tuo coraggio chiaro
e la tua fede.

Claudio Damiani (Foggia, 1957), da Poesie (Fazi, 2010)


Ci sono case dove il rumore degli altri sale dai muri

Ci sono case dove il rumore degli altri sale dai muri, dalle canne fumarie. Entra nel letto, invade la testa. Case dove la musica d’altri ha faccia crudele, denti forzuti, che trama dai vetri. E dentro una piazza di stanze si resta a tacere, per dirlo il silenzio, sperando che faccia rumore. Ma la vita fa rumore, diceva il ragazzo del piano di sopra, regalandomi intensissimi attimi del suo tremare dentro qualcuno che gridava da fondamenta bellissime.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Interni con finestre (La Vita Felice, 2009)


Anni che non dovrebbero più, ore che non dovrebbero

Anni che non dovrebbero più, ore che non dovrebbero
prendermi i giorni, le settimane, i mesi. Il tempo
portato addosso, il sosia a cui chiedo di aiutarmi.

Con la sedia di mio padre gioca la bambina che non conosco.
Adesso è sua. Gioca con quelli che diventeranno i suoi ricordi.

Tutto è una distanza sola. Le fermate sono da rimettere a posto.
Sollevare dei pesi, deporli. Lo sguardo s’inscurisce nella forma
di una porta marcita dove abita una signora anziana da sola.

Il sosia ascolta mia madre non morta, parla di mio fratello
o gli scrive. Pensa al protrarsi della vita che mi sopravvive.

Mario Benedetti (Nimis, 1955), da Tersa morte (Mondadori, 2013)


Nella vita pare che tutto

Nella vita pare che tutto
vada restituito.
Il crollo del corpo
alla sua lievità
il dolce di un labbro
alla prima matrice
il fuoco guerriero
al fodero di pace
la bellezza (sempre)
all’alterità 
la verità di un’arte
all’insieme e l’insieme
alla più piccola parte.
Va riportata 
ogni prova di amore
al mistero
e lasciata 
fuori dall’inventario
una cosa soltanto
un fendente di gioia 
assoluta insolente
non necessaria.

Raffaela Fazio (Arezzo, 1971), da L’ultimo quarto del giorno (La Vita Felice, 2018)


UN ALTRO OGGETTO DI SCENA

Posacenere rotondo
bianco come la spuma delle onde
azzurro come le barche
dei pescatori al largo nel sole
di giugno – tutte immagini perfette
da abbinare a lui, dietro abbronzato
e paziente come chi va per mare
così seducente nello schiacciare
il filtro con dita brune
che a poterle assaggiare – tutti
lo sanno – saprebbero di sale.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), da Atto unico (Valigie rosse, 2019)


di tutto questo niente. questo niente

di tutto questo niente. questo niente
addosso. come un corpo. questa veste
che stinge. sciupa. smaglia fra le leste
unghie degli anni. queste luci spente
inesorabilmente. questa mente
forata e querula. di tutte queste
ore rincorse a farne specchio e teste
per le trascorse e immerse. resta niente.
come la spugna tutto si contiene.
si sputa. si riassorbe. mentre il siero
che ci sommerge ingrossa. e al dopo viene
un dopo. un niente al niente. finché intero
lento sovviene il gusto dell’insieme.
mastice cieco. che anima il pensiero.

Gabriele Frasca (Napoli, 1957), da Lime (Einaudi, 1995)

-consigliato da Bernardo De Luca


Ha conservato il suo colore rosa il fiore

Ha conservato il suo colore rosa il fiore
nel buio della notte.
Quando una lama lo tagliò non ci fu terrore,
non ci fu dolore, per il fiore
fu come un improvviso colpo di vento.

Cesare Viviani (Siena, 1947), da Credere all’invisibile (Einaudi, 2009)