Il promemoria del signor Czarny
Pubblicato: 10 ottobre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Alessandro Niero Lascia un commento“Ricercala anche quando è persa: primo
precetto, primo spillo che infilza il sughero,
post-it primario da incollare sullo
scrittoio. È lei che è sottoterra, ripiegata
in un cantuccio di sedile, nelle crespe
di nicotina sul giubbotto, sotto
il polverio che una ricarica sfarina.
Lei, lei. C’è ancora, inabissata dentro
di sé, sgomenta forse della stessa
sua nudità disorpellata, quasi
senza Verbo. C’è, c’è. Con quanto le rimane
di epidermide, sottratta ai calcoli,
vicina a una progressione di lumaca,
se non alla vigilia di uno stop:
la fissità di stare hic et nunc.
Ed eccola: lei refrattaria a pulsazioni
e quasi neutra, tutta puro nucleo. Eccola:
come non mai descritta prima, seme
di crescita e potenza oppure mera
esposizione alle intemperie, ma
comunque necessaria sete e a te
perenne invito: lei, bisillabo
calpesto: vita. Vita”.
Alessandro Niero (San Bonifacio, 1968), da Versioni di me medesimo (Transeuropa, 2014)
Mirror Image / antologia, Tony Harrison
Pubblicato: 9 ottobre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Tony Harrison Lascia un commentoII.
Forced indoors with shining sun outside,
a child of seven who should have peace to play
on a swing, a roundabout, a slide
slid out on a chilled morgue metal tray.
da Antologia della guerra
Tony Harrison (Leeds, 1937), da The Krieg Anthology, in Under the Clock (Penguin, 2005)
L’immagine allo specchio
Costretto in casa, mentre fuori brilla il sole,
un bimbo di sette anni che dovrebbe poter giocare
in pace su un’altalena una giostra uno scivolo
scivolò su una lastra di metallo gelido, da obitorio.
Una poesia brevissima, di quattro versi; una scelta lessicale semplice e diretta; una densità che è raggiunta con pochi tratti e poche immagini. Il titolo della micro-raccolta (dieci poesie, tutte di quattro versi) ce ne dice il tema: la guerra; Harrison, così diretto in certi suoi testi, usa qui un modo più indiretto (ma per questo non meno incisivo) per raffigurare ciò che la guerra è. E lo fa costruendo un piccolo mondo di negazioni: un bambino che dovrebbe avere il diritto di vivere la sua infanzia giocando all’aperto, ma che non può farlo (lo capiamo dal contesto della raccolta) perché l’esterno è il mondo del combattimento e della distruzione. Il sole brilla – ma il bambino non può sentirne il calore; ciò che sente è il gelo di un oggetto di morte che sostituisce i giochi sui quali il bambino potrebbe riflettere la sua vitalità; qui negata. Come negata è la pace – nel doppio senso di ‘tranquillità’ individuale di dedicarsi al gioco, e di ‘mancanza / cessazione delle ostilità’ tra paesi. Il bambino / individuo è testimone di una libertà che non gli è concessa, di un evento storico che penetra anche tra le pareti della sua casa.
(Luca Manini)
NOTA
Le traduzioni delle tre poesie di Harrison sono di Luca Manini. La traduzione delle prime due è apparsa in Poesia contemporanea. Primo quaderno inglese, a cura di F. Buffoni, Guerini e Associati, Milano 1993. La traduzione della terza poesia è inedita.



