Mirror Image / antologia, Tony Harrison

II.

Forced indoors with shining sun outside,
a child of seven who should have peace to play
on a swing, a roundabout, a slide
slid out on a chilled morgue metal tray.
da Antologia della guerra

 

Tony Harrison (Leeds, 1937), da The Krieg Anthology, in Under the Clock (Penguin, 2005)

 

L’immagine allo specchio

 

Costretto in casa, mentre fuori brilla il sole,
un bimbo di sette anni che dovrebbe poter giocare
in pace su un’altalena una giostra uno scivolo
scivolò su una lastra di metallo gelido, da obitorio.

 

 

Una poesia brevissima, di quattro versi; una scelta lessicale semplice e diretta; una densità che è raggiunta con pochi tratti e poche immagini. Il titolo della micro-raccolta (dieci poesie, tutte di quattro versi) ce ne dice il tema: la guerra; Harrison, così diretto in certi suoi testi, usa qui un modo più indiretto (ma per questo non meno incisivo) per raffigurare ciò che la guerra è. E lo fa costruendo un piccolo mondo di negazioni: un bambino che dovrebbe avere il diritto di vivere la sua infanzia giocando all’aperto, ma che non può farlo (lo capiamo dal contesto della raccolta) perché l’esterno è il mondo del combattimento e della distruzione. Il sole brilla – ma il bambino non può sentirne il calore; ciò che sente è il gelo di un oggetto di morte che sostituisce i giochi sui quali il bambino potrebbe riflettere la sua vitalità; qui negata. Come negata è la pace – nel doppio senso di ‘tranquillità’ individuale di dedicarsi al gioco, e di ‘mancanza / cessazione delle ostilità’ tra paesi. Il bambino / individuo è testimone di una libertà che non gli è concessa, di un evento storico che penetra anche tra le pareti della sua casa.

(Luca Manini)

NOTA

Le traduzioni delle tre poesie di Harrison sono di Luca Manini. La traduzione delle prime due è apparsa in Poesia contemporanea. Primo quaderno inglese, a cura di F. Buffoni, Guerini e Associati, Milano 1993. La traduzione della terza poesia è inedita.


Natural Trust / antologia, Tony Harrison

Bottomless pits. There’s one in Castleton,
and stout upholders of our law and order
one day thought its depth worth wagering on
and borrowed a convict hush-hush from his warder
and winched him down; and back, flave, grey, mad, dumb.

Not even a good flogging mad him holler!

O gentlemen, a better way to plumb
The depths of Britain’s dangling a scholar,
say, here at the booming shaft at Towanroath,
now National Trust, a place where they got tin,
those gentlemen who silenced the men’s oath
and killed the language that they swore it in.

The dumb go down in history and disappear
and not one gentleman’s been brought to book:

Mes den hep tavas a-gollas y dyr

(Cornish) –
‘the tongueless man gets his land took’. 

 

 

Tony Harrison (Leeds, 1937), da Selected Poems (Penguin, 1987)

 

 

Luogo d’interesse artistico

 

Pozzi senza fondo. Ce n’è uno a Castleton,
e validi rappresentanti della legge e dell’ordine
pensarono un giorno di fare scommesse sulla sua profondità
e in gran segreto presero al carceriere un detenuto
e lo calarono giù con l’argano; risalì scorticato, grigio, pazzo, muto.

Neppure una buona frustata la fece urlare!

Miei signori, c’è un modo migliore per scandagliare
le profondità d’Inghilterra: far spenzolare un dotto
per esempio qui sul pozzo inondato di Towanroath,
ora luogo d’interesse artistico, dal quale estraevano stagno,
quei signori che soffocarono il giuramento degli uomini
e uccisero la lingua nella quale giuravano.

Nella storia i muti soccombono e spariscono
e nessun signore è mai stato indotto ad annotare:

Mes den hep tavas a-gollas y dyr
(lingua cornica) –
‘all’uomo privo di lingua viene tolta la sua terra.’

 

Come epigrafe di questa sua raccolta (una raccolta in fieri, ossia in continuo crescendo e ampliamento) Harrison pone una frase di Arthur Cargill, il leader dei minatori durante lo sciopero del 1984: “Mio padre legge ancora tutti i giorni il dizionario. Dice che la vita di un uomo dipende dal modo in cui padroneggia le parole.” Harrison ci mostra in questi versi (costruiti con una lingua che unisce alla concretezza mimetica un’accurata attenzione ai giochi fonosimbolici) lo sprezzo e lo sfruttamento che i derelitti e i minatori dovettero subire, ma non solo questo; ciò che più conta per Harrison è il mutismo cui essi furono condannati; la cancellazione della lingua, che è sia la lingua come organo fisico che il linguaggio: cancellare una lingua vuol dire cancellare l’identità; togliere a un uomo la lingua significa rinchiuderlo nella ininfluenza. 

(Luca Manini)

(Luca Manini)