Natural Trust / antologia, Tony Harrison

Bottomless pits. There’s one in Castleton,
and stout upholders of our law and order
one day thought its depth worth wagering on
and borrowed a convict hush-hush from his warder
and winched him down; and back, flave, grey, mad, dumb.

Not even a good flogging mad him holler!

O gentlemen, a better way to plumb
The depths of Britain’s dangling a scholar,
say, here at the booming shaft at Towanroath,
now National Trust, a place where they got tin,
those gentlemen who silenced the men’s oath
and killed the language that they swore it in.

The dumb go down in history and disappear
and not one gentleman’s been brought to book:

Mes den hep tavas a-gollas y dyr

(Cornish) –
‘the tongueless man gets his land took’. 

 

 

Tony Harrison (Leeds, 1937), da Selected Poems (Penguin, 1987)

 

 

Luogo d’interesse artistico

 

Pozzi senza fondo. Ce n’è uno a Castleton,
e validi rappresentanti della legge e dell’ordine
pensarono un giorno di fare scommesse sulla sua profondità
e in gran segreto presero al carceriere un detenuto
e lo calarono giù con l’argano; risalì scorticato, grigio, pazzo, muto.

Neppure una buona frustata la fece urlare!

Miei signori, c’è un modo migliore per scandagliare
le profondità d’Inghilterra: far spenzolare un dotto
per esempio qui sul pozzo inondato di Towanroath,
ora luogo d’interesse artistico, dal quale estraevano stagno,
quei signori che soffocarono il giuramento degli uomini
e uccisero la lingua nella quale giuravano.

Nella storia i muti soccombono e spariscono
e nessun signore è mai stato indotto ad annotare:

Mes den hep tavas a-gollas y dyr
(lingua cornica) –
‘all’uomo privo di lingua viene tolta la sua terra.’

 

Come epigrafe di questa sua raccolta (una raccolta in fieri, ossia in continuo crescendo e ampliamento) Harrison pone una frase di Arthur Cargill, il leader dei minatori durante lo sciopero del 1984: “Mio padre legge ancora tutti i giorni il dizionario. Dice che la vita di un uomo dipende dal modo in cui padroneggia le parole.” Harrison ci mostra in questi versi (costruiti con una lingua che unisce alla concretezza mimetica un’accurata attenzione ai giochi fonosimbolici) lo sprezzo e lo sfruttamento che i derelitti e i minatori dovettero subire, ma non solo questo; ciò che più conta per Harrison è il mutismo cui essi furono condannati; la cancellazione della lingua, che è sia la lingua come organo fisico che il linguaggio: cancellare una lingua vuol dire cancellare l’identità; togliere a un uomo la lingua significa rinchiuderlo nella ininfluenza. 

(Luca Manini)

(Luca Manini)

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