Il promemoria del signor Czarny

“Ricercala anche quando è persa: primo
precetto, primo spillo che infilza il sughero,
post-it primario da incollare sullo
scrittoio. È lei che è sottoterra, ripiegata
in un cantuccio di sedile, nelle crespe
di nicotina sul giubbotto, sotto
il polverio che una ricarica sfarina.
Lei, lei. C’è ancora, inabissata dentro
di sé, sgomenta forse della stessa
sua nudità disorpellata, quasi
senza Verbo. C’è, c’è. Con quanto le rimane
di epidermide, sottratta ai calcoli,
vicina a una progressione di lumaca,
se non alla vigilia di uno stop:
la fissità di stare hic et nunc.
Ed eccola: lei refrattaria a pulsazioni
e quasi neutra, tutta puro nucleo. Eccola:
come non mai descritta prima, seme
di crescita e potenza oppure mera
esposizione alle intemperie, ma
comunque necessaria sete e a te
perenne invito: lei, bisillabo
calpesto: vita. Vita”.

Alessandro Niero (San Bonifacio, 1968), da Versioni di me medesimo (Transeuropa, 2014)

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