(Recanati, 4 aprile 1824)
Pubblicato: 6 aprile 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Silvio Ramat Lascia un commento4 aprile del ’24. Nevica
su Recanti. Domenica di
Passione, avverte una chiosa – ma è l’altra
della neve ad aggiungervi di suo
una passione in più, e più certa.
L’anno
delle Operette. Ma qui, sulla carta
4057, il nome
di Newton ha appena portato un brillìo
e uno spegnersi come d’astri.
Nevica.
Penso si possa immaginare l’ora
di questa nota, e vedere la mano
dell’annotante.
È il primo pomeriggio:
frugalmente sfamato e dissetato,
torna di sopra, s’incanta
alla finestra consueta, esulta
ride tra sé bambino
per quel che fiocca sul gialliccio, toppe
alternatisi al bruno, di colline
da sempre fra le più tristi del mondo
……
Silvio Ramat (Firenze, 1939), da Pomerania (Crocetti, 1993)
Al parchetto dell’autostazione
Pubblicato: 5 aprile 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Paolo Donini 2 commentiTutto è bello,
mi dici entrando al parchetto
dell’autostazione,
mio dolce uccelletto, anche se
il dromedario di legno è scassato, lo scivolo
è arrugginito, il percorso ondulato d’assito
in più punti è sdentato, l’intero settore
che doveva essere musicale
con l’altalena sonora, il simil-pianoforte d’acciaio a pedale,
è guasto, non funziona più niente, i vandali
si sono portati via le manovelle che azionavano
l’organo pneumatico al centro del piazzale, qualcuno
ha otturato col chewing-gum
la trombetta sospesa, a soffiarci
ora emette uno strido lamentoso, nasale –
ci veniamo
al mattino, anche se non c’è mai nessuno,
in altre ore pare sia meglio
stare alla larga: zona di spaccio, si dice
e si vede a un tratto da certi
movimenti loschi, bruschi assembramenti e scatti, scambi, sotterfugi
dalla parte delle altalene: del resto anche di buonora
all’incrocio vicino, stretta in tubino, s’è vista
sostare in assetto professionale più di una “signorina” –
ma ci veniamo
volentieri, anche solo per una mezzoretta – ogni strumento
benché rovinato, ogni gioco
benché rotto o proprio perché
rovinato, perché rotto, ogni panchina
imbrattata apre ad usi impensati, scaturigini
ignorate del senso – e ti basta
per centuplicare palmo a palmo la negletta porzione
che il mondo, la città dichiara di serbare
ai suoi cuccioli, ai suoi puri futuri:
che si arrangino – completo in silenzio
Paolo Donini (Modena, 1962), inedito
-consigliato da Emilio Rentocchini



