Un gallone di kerosene

Un gallone di kerosene
mi hai chiesto di comprare
– tanto non ci sai arrivare…
E spiegavi la strada
e ripetevi nuovamente
la parola appresa
per considerarti…
Non è stata quell’odissea arrivarci,
a dire il vero sono stati da bambino,
occhi a colpo sicuro:
c’era il vecchio con cappello
e camicia come dicevi…
Aveva la barba incolta e voce
fumata tra i barili ossidati…
Alle sue parole vedeva le mani
col vuoto e prendeva un imbuto,
il barattolo a fil di ferro e travasava
piano a poca schiuma con l’odore acre
dappertutto tra il rumore sordo di lamiere…
Nel cartello c’era scritto, sbavato:
tre litri mille lire e allora poco più per quattro.
Ti ho voluto sorprendere facendo di corsa
a sentirmi dire “guà qui!”…
e hai sentenziato vedendo il pieno: “la prossima volta
con te risparmio le parole visto che sei uno che capisce,
finalmente…

Henry Ariemma (Los Angeles, 1971), da Un gallone di kerosene (Transeuropa, 2019)


In pensiero di casa

Unica anche la tua –
chiede – anche la tua –
sofferenza unicamente
perché.
E non si accontenta
di risposte. Deve assestarsi
come osso,
callo calcareo che asseconda
la lenta ripresa del movimento
nella frattura, un dolore che passa
dentro un dolore diverso, diversa postura,
menomazione più lieve e duratura.
Gian Mario Villalta (Visinale, 1959), Vanità della mente (Mondadori, 2011)