Se vado all’indietro non vedo più

Se vado all’indietro non vedo più
né il diploma né il suo voto avvizzito.
Passo da un’anima (l’anima?) a un’altra,
sempre mia, ma che spiega di volere
l’allungo. Succede.
L’entusiasmo e i suoi spiccioli mi tradiscono
sul punto più labile del trionfo.
Sono a un passo dal traguardo. La porta mi aspettava.
E quello che ride e prova la chiave
altri non è che l’immenso assassino
seduto sul confine.

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Il comune salario (Mondadori, 2019)

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Chi ha mai scritto con febbrile incanto

Chi ha mai scritto con febbrile incanto
della troposfera di Saturno,
dei bianchi anelli di ghiaccio
su cristalli di ammoniaca bellezza,
che ha mai cantato l’immensa
tempesta di Giove, la fulgida macchia
rossa che ingigantisce e travolge
la distanza, o chi ha mai detto
dei picchi di luce eterna
sopra i respiri chiari del polo lunare,
là dove è davvero per sempre,
amore o niente che sia,
il sempre per noi, uomini o passaggi
di un cosmico avvenire?

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Il comune salario (Mondadori, 2019)


Anche se di sabbia, questo cielo

Anche se di sabbia, questo cielo
è un addendo, e attecchisce.
Troppo cielo. Diventa orribile
soltanto a guardarlo, a finirci dentro.
Si potrebbe toglierlo, azzerarlo, abortirlo
nel colore.

Fabrizio Bernini (Broni, 1974), da Il comune salario (Mondadori, 2019)