Bambino, altalena

Lo scricchiolio dell’altalena che fisso
dal vetro d’ufficio, di foglie seccate
affogate in attesa del vento e sacchi
vuoti di biscotti e patate – ieri era festa.
Nel parco c’è ancora un bambino da solo
che scava la sabbia, la ruota non gira,
sembra immobile il tutto, incantato – nell’ieri ,
di ieri soltanto lattine schiacciate di coca
e avanzi, gli unici fischi lamenti risate suonano
distanti, le insegue il profumo di spezie e pane
sfornato, il bambino non alza gli occhi,
misura la terra, chissà cosa cerca, da ore.
Lo vado a trovare finito il turno, gli chiedo
hai freddo, lui tace e continua a scavare,
il lampione è lontano, due dossi ai lati,
la terra è nera, soltanto qualche vermetto
riflette la luce arancione, i fanali delle auto
proiettano le ombre sul parco,
le invitano al gioco, del resto il silenzio.
Il suo ansimare, mi taccio, lo osservo,
si placa, si volta, mi fissa, mi ci specchio,
lo riconosco: il bambino pare sia io;
mi dice, questa è la fossa, adesso decidi
chi di noi due la deve calzare giocando al morto –
non io, non io.

Julian Zhara (Durazzo, 1986), inedito

 


Ombre impalpabili da scomparire

ombre impalpabili da scomparire
parole a cui disimparare il senso
voci di stordimento e confusione
e dall’interno per contraddizione
cantiche silenziose nel tuo nome
attraversando nuove metamorfosi
come paesaggi sconosciuti e estranei
in cui la scena si scompone e muore
e anche i colori sembrano crollare
su questa notte acida e compressa
non c’è una medicina ma la cura
del nostro male è la ferita stessa

Adriano Padua (Ragusa, 1978), da Still life (Miraggi Edizioni, 2017)

– consigliato da Julian Zhara