Una lunghissima rincorsa (cut-up n. 157)

a Stefania

Mentre ti aspetto seduto su una panchina, mi lascio catturare dal modo in cui uno sciame d’api si spinge avanti, contorcendosi e aggrovigliandosi in un intreccio di orbite ellittiche. L’avanzata del sistema è una conseguenza delle derive dei suoi componenti, che sembrano rincorrersi tra loro.
Nell’illusione che il numero dei passi sia proporzionale alla distanza coperta, procediamo lungo un percorso a spirale, in cui scopriamo quello che vogliamo dire nell’atto di dirlo, tra errori, dimostrazioni di coraggio e ripensamenti. La capacità di coordinare i movimenti, e avanzare in posizione eretta, è un meccanismo che pare studiato apposta per permetterci di affrontare la lunghissima rincorsa che ci aspetta. Inseguendoci a vicenda, in nome di una particolare forma di contorsionismo che riconosciamo come amore, creiamo un groviglio difficilmente districabile d’interdipendenza, speranze, aspettative disattese o mantenute, e interpretazioni equivoche simili a stelle cadenti. Un’illusione ottica, originata da uno sciame di meteore che si rincorrono invano lungo orbite parallele, sulla traiettoria della Terra, finendo per esserne travolte e sgretolandosi nel contatto con l’atmosfera.

Jacopo Ramonda (Savigliano, 1983), da Una lunghissima rincorsa  (Bel-Ami Edizioni, 2014)


Idillio con cagnolino

La sera ci trova allineate nel lettone.
La luce del viale, dalla finestra,
disegna sul piumone una trama imperfetta
di alberi e foglie.
La gioia invece spinge la luce da dentro
i nostri corpi a uscire fino sopra i nostri visi.
Tu con il tuo libro “da grande”, io con il mio libro da grande.
Tu con la tua risatina da bambina, io con la gioia.
E tra noi, in fondo al letto, disteso a zampe in su
come chi guardasse il paradiso, il nostro cagnolino.
Mai Courbet avrebbe potuto fare di meglio
nel celebrare l’idillio di una sera cittadina.

Alba Donati (Lucca, 1960), da Idillio con cagnolino (Fazi, 2013)