Natürlich kann man sich / antologia, Michael Krüger

Natürlich kann man sich
den Schöpfer des Universums
als einen Gaukler denken.
Alles verruchtes Spiel,
Ausdruck beginnender Müdigkeit.
Nur manchmal, wenn wir
am Abend, einer Gewohnheit folgend,
uns auf der Wiese versammeln,
um die Nacht still zu begrüβen,
sind wir vor Staunen sprachlos:
Um uns zu foppen, zeigt er uns
Proben seines groβen Talents.

 

Michael Krüger (1943), da Il coro del mondo. Poesie 2001-2010 (Mondadori, 2010)

 

Chiaro che
il creatore dell’universo
si può vederlo come un giocoliere.
Tutto un maledetto gioco,
espressione d’incipiente stanchezza.
Ma talvolta, se a sera,
secondo un’abitudine,
ci raduniamo sul prato
a salutare in silenzio la notte,
per lo stupore restiamo senza parola:
lui per fregarci ci dà prove
del suo grande talento.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

L’autore ironizza su Dio, chiamandolo giocoliere. Ma quante immagini l’uomo si è fatto di Dio sin dalle origini, compresa la nostra ebraico-cristiana, che è molto seria. Ma Krueger prende di qui l’idea di Dio persona ma ne fa un giocoliere e vi aggiunge che il giocoliere potrebbe essere anche stanco del gioco. Stanco come sono quegli amici che si radunano a salutare la notte. Ma anche qui sorge un “ciononostante”, e cioè il sentimento della bellezza, proprio solo degli uomini, un sentimento che li fa ammutolire. E’ il silenzio del dubbio se Dio c’è o non c’è? L’autore non dà risposta. Certo è che se c’è ed è solo un giocoliere, ha un enorme talento. Un termine, questo, che è il contrario della “verità” proposta dalle religioni.

Anna Maria Carpi