La bella Cecilia

Ai tavolini del caffè
si aspettava la sera
in comitiva varia:
un poeta, un pittore,
qualche fanciulla in fiore.
Chiedono di Lorenzo
e si scopre che è un cane;
parlano del Khane
e invece è un uomo.
Cecilia tra di loro
è un semplice pacchetto
portato da qualcuno, messo lì,
ripreso, accompagnato
a casa, al bar,
con un certo riguardo
perché porta la scritta
“fragile” nello sguardo.
E per istanti, con il fiato in gola
come precipitasse in un burrone,
può capitarle d’essere affidata
ad amici di amici,
sconosciuti:
“Torno. Cinque minuti.”
Resta così
con un signore ignoto
che anche lui
guarda non si sa dove
dietro le lenti scure
ai tavolini
del solito caffè.
E quel tale le dice:
“Essere pronti è tutto.”

Bianca Tarozzi (Bologna, 1941) da Il teatro vivente (Scheiwiller, 2007)


Che poi

Che poi-
anch’io sono voi.
E voi siete io, si sa.

Ma sarà vero?
Guardo la schiera delle vostre facce,
così chiare e segrete
qui di fronte, il riflesso
della mia, là, nel buio del finestrino.
Guardo le schiene, i baveri, gli stivali.

Se siamo uguali, se
siamo lo stesso,
che cos’è questo male,
questo bene
che ci separa?

Umberto Fiori (Sarzano, 1949) da Voi (Mondadori, 2009)