Dritta, a piedi inchiodati

Dritta, a piedi inchiodati
attendo la luna.
Per un ennesimo affondo
similitudine e protervia
– scacco agli uomini che non capiscono –
solstizio di una stagione trafugata
dove il silenzio, migliore interprete del senno,
è impercettibile, a volte,
e dove le cicatrici disseminate lungo il cammino
diventano terra fertile per l’innocenza.
Dritta, a piedi inchiodati
attendo la luna.

Ludovica Cantarutti (Udine), da Fuga dalla memoria d’agosto (Biblioteca Cominiana, 1988)

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