prima descrizione

delle infinite volte a me dicendomi
di parlare l’italiano senza accento
e lasciare il dialetto da me usato
soggiogato da io al mio volere
creduto di saperne di lettere di plurali
di subiettivo e gerundio e coniunzioni
e tutti i resti d’avverbi che di mia vita
mi feci in costruzione o mi disfeci.

Alessandro Ghignoli (Pesaro, 1967), da Amarore (Edizioni Kolibris, 2009)


Da piccola sbattevo le porte…

Da piccola sbattevo le porte…
Quando sono diventata una che resta
seduta, che svuota le estati
a guardare la stanza dal balcone
per vedere se rientrando
neanche l’ultimo fantasma se n’è andato?
Ho un nuovo cane che dorme di fianco,
ma tornano le stesse sere lunghe
le porte che sbattono addosso
senza la scossa accesa del fragore…
Bisogna avere la natura di chi resta
per saper tenere gli occhi sugli addii
che durano di più a farli da soli.

Isabella Leardini (Rimini, 1978), da La coinquilina scalza (La Vita Felice, 2008)