Transito


Giocarsi con qualcun altro la partita della fedeltà, sapendo a memoria tutte le mosse: poi stupirsi della loro perdita di significato, direttamente proporzionale alla leggerezza che hanno assunto e alla calma che danno. Lo pagheremo il disinteresse, la non-voglia di farsi la guerra. Questa maturità così simile all’insufficienza.
L’auto-convinzione, la bottiglia d’acqua vicino al letto: tutto concorre alla ricerca di un sonno tranquillo e senza colpe. Tu resti indietro, fingo di non guardarti, mi addormento, mi sposto. In sogno ogni tanto mi raggiungi, mi prendi per la manica, mi chiedi se è vero che non parliamo più. Vorrei chiederti scusa, ma ho giurato di stare zitta e di non voltarmi. Restiamo così, come si fosse già morti e narrati: preservo dal rischio di dispersione rovinosa un vecchio mito, osservo il meno possibile.
Immagino guarigioni miracolose, una salute impeccabile – poi mi sveglio, scrivo un sms, ricevo la consolazione del display luminoso, mi addormento ancora, precipito nel vuoto, mi sveglio. Mentre chiudo gli occhi penso che ho avuto fortuna.


Francesca Ippoliti (Napoli, 1988), da La linea del davanzale (LietoColle-Pordenonelegge, 2019)


Perché sì

Noi diamo sulla voce a chicchessia.
Diciamo perché sì
così è
si deve
bisogna.
Non parlano, tu dici, gli animali.
Una lingua e non il cibo
indicibilmente ci divide: noi
e loro. Parlano invece:
silente si avvicina e mi tenta con il muso
dov’è più molle, dietro le ginocchia.
Ma poi, la dignità non gli concedo
di essere ascoltato.

Giovanni Turra (Mestre, 1973), da Con fatica dire fame (La Vita Felice, 2014)