Leggendo Pagliarani

Leggendo Pagliarani
ho amato innanzitutto le poesie
giovanili, il poemetto della ragazza
Carla, che sembra portarsi il nome nella sporta
non come una verità che dovrebbe unicizzarla
agli occhi dei parenti o dei lettori attenti
che leggono di lei cercando un’empatia
che si trasformi in simpatia,
ma che sembra che la bolli come iscritta
ad un gruppo sindacale dai presenti
e dai trascorsi molto poco chiari
sotto i cieli milanesi, sotto i quali ad ogni modo
quella limpida tenerezza delle nostre vite tutte uguali
di tanto in tanto si palesa con la lirica
degli usignoli. E ho amato anche le poesie sparse
e della vecchiaia, non quelle
avanguardiste filastrocche per bambini ingioiellate e imbarocchite
dell’età matura.

(nelle curve statistiche a U
che rappresentano la vita umana
la maturità è il punto che tocca il fondo
ma forse è solo una questione di addii che inaridiscono
e per i quali nessuno è pronto.


Fernando Della Posta
(Frosinone, 1984), da Voltacielo (Oèdipus, 2018)

– consigliato da Sabatina Napolitano


Le silenziose

in camice giallo presto
al mattino adempiono alle pulizie
ordinarie: pulire dai residui
di escrementi i cessi, sostituire
la carta igienica dove manca,
aggiungere il sapone liquido
per le mani, lavare a dovere
i pavimenti. Lasciano andandosene l’odore
delle pulizie comandate, guasti
o intermittenti alcuni dei faretti, strisce
di sporco agli specchi, grumi sparsi
di unto di anni alle piastrelle, velate
di calcare le fontane. Sono donne minute
o corpulente, e le immagini poco
istruite ma piene di forza, puledre
resistenti alle fatiche, indurite
madonne. I forti guasti del vivere
tracciati su visi ormai corazzati,
sembrano
aver fatto di se stesse una collezione
a imbuto di sbagli: da ragazze, giovanotti
e buona sorte si alternarono in ginocchio,
i gradini delle scuole sembrando
un trampolino di tre metri da cui
staccarsi fiduciose per il tuffo; e poi,
come fu che poi l’aria a tradimento
si assottigliò, come fu che al salto
mancò velocità e rotazione, che l’atteso
ingresso in acqua avvenne di pancia,
con incresciosi schizzi dappertutto.
Antonio Lanza, (Paternò, 1981), da Suite Etnapolis (Interlinea, 2019)

– consigliato da Jacopo Ramonda