V. Euridice

Teneva in mano la foto di lei, sussurrava:
<<Benché la strada sia impercorribile,
ti strapperò di dove sei>>.
E le labbra mute di lei mormoravano:
<<È tua la notte invincibile,
è morte sposata. I tuoi sogni
si disfano come la carne>>.
<<Arcuerò una musica stregata
venendo a te, la parola
che ti ricondurrà
alla nostra casa. >>
Ma lei disse, allo scoccare del sole:
<<Ormai io sono dove non guardi. E poi,
verresti a me con legacci e fardelli,
con la tua gabbia indosso?>>

Rosita Copioli (Riccione, 1948), da Furore delle rose (Guanda, 1989)


L’urlo della Sibilla

4 luglio 2015

Manca poco, per l’attimo preciso:
ancora qualche altro grado di sole,
di modo che si accorci l’ombra sul prato
e si arrotondino il naso
e le labbra, poi spalancherò la mia bocca
invisibile, ingoierò lo spazio e urlerò
con il fiato del vento quanto sto per dirvi
e che da secoli tenevo dentro.
Dunque eccolo, il minuto:
fate che le parole vi risuonino
nitide nella mente.

(Adesso che l’ho detto lo sapete.
Adesso che l’ho detto non potete
più fingere: addio, torno nel niente).

Massimo Gezzi (Fermo, 1976), inedito