V. Euridice

Teneva in mano la foto di lei, sussurrava:
<<Benché la strada sia impercorribile,
ti strapperò di dove sei>>.
E le labbra mute di lei mormoravano:
<<È tua la notte invincibile,
è morte sposata. I tuoi sogni
si disfano come la carne>>.
<<Arcuerò una musica stregata
venendo a te, la parola
che ti ricondurrà
alla nostra casa. >>
Ma lei disse, allo scoccare del sole:
<<Ormai io sono dove non guardi. E poi,
verresti a me con legacci e fardelli,
con la tua gabbia indosso?>>

Rosita Copioli (Riccione, 1948), da Furore delle rose (Guanda, 1989)

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