Dare alla bestia

Dare alla bestia
più botte
di quante ne regga,
ghignare
quando si rende conto
che sta per morire,
dargli il disprezzo
di una abrasione da manico,
ricordargli che il padre
la madre
i genitori di entrambi,
i figli
i fratelli
la specie sua,
è nata
cresciuta e morta
per renderci più alti.

Ivano Ferrari (Mantova, 1948), da La morta moglie (Einaudi, 2013)


Messaggi non inviati

Di cose se ne va: di un lento
che non è proprio, steso alla campagna
che nella spiegazione perde tanto;
ne è, di silenzio sopra e frana
ma non chiude – rimane aperto a nuvole
di fianco bianche per analogia.

Risaie: voi le vedete così instabili
nell’oretta viola che precipita emorragia,
nell’andare svelti, ingrati tra un’implosione
e l’altra, in fini tiri e flussi solitudini:
memorie sono le file sfoglie e buone
di ciò che sfugge a brezze radiofoniche,
che torna su a giri liberi, leggeri e sfiora
immagini richiuse dentro i margini di icone
poi nei mattini: quel che manca è l’ora.

Ecco a noi andare di stanza in stanza
a volo di comete e scorrere di sere
violette ed io e te più certi d’essere più fermi
quantunque viali vadano distali a velocità
costanti, in stati consci e rem dispersi,
in viaggio come messaggi non inviati:
la stanchezza è in stasi ritrasmessa
di vecchi ed operai stare tristi agli steccati
di ridere a vedere soli infosforire il verde
pizzicando l’acqua piovuta tardi non in fase
.
mettere il punto per concludere una frase.

 

Massimo Orgiazzi (Torino, 1973), da Reliqua Realia (Lampi di Stampa, 2009)