L’oru di me pari

Me pari al va a sgarfà
di matina bunora
tal ciamp da li’ vansadìssis,
in duà che la zent
a dismintiea pinsèirs
di fiar, plastica lenc incarulìt.
Ulì al sercia, cun deis
di sbissa ingrispada
‘na sclesa di vita;
‘na roda di bicicleta,
un vasùt di veri, un lustri
inciamò bon.
Cussi, cun chel puc
di oru ulì
al crot
di tornà a fà sù
il mont
che ator-ator di lui
al va in slanìs…

Giacomo Vit (San Vito al Tagliamento, 1952), da Sòpis e Patùs (Edizioni Cofine, 2006)

L’oro di mio padre Mio padre va a rovistare / al mattino presto / nel campo delle immondizie, / dove la gente / dimentica pensieri / di ferro, plastica, legno tarlato. / Lì cerca, con dita /di biscia raggririzita, / una scheggia di vita: / una ruota di bicicletta, / un vasetto di vetro, un fanale / ancora funzionante. / Così con quel poco / di oro / crede / di ricostruire / il mondo /che attorno a lui / va sfacendosi…


Moja matka stoi nad łóżkiem

Moja matka stoi nad łóżkiem.

Wstawaj przespałaś tysiąc dwieście trzydzieści poranków słonecznych 

i nieskończoną ilość mglistych. Czekają na ciebie. 

Ale nie ma nikogo. I jej już nie ma. 

Nastawiam radio, żeby zagłuszyć wspomnienie jej głosu.

Na trawie widać ślady nocnego jej szronu.

Drzewa otrzasneły sie przez noc z ostatnich liści.

Jak to się dzieje, że jest we mnie radość i ból równocześnie.

 

Julia Hartwig (Lublino, 1921) da Sotto questa isola (Donzelli, 2007)

Risveglio alla luce della grazia

Mia madre è in piedi accanto al letto.

Alzati, dormendo ti sei persa milleduecento mattine assolate

e una quantità infinita di mattine nebbiose. Ti stanno aspettando.

Ma non c’è nessuno. Non c’è più neanche lei.

Accendo la radio per sopraffare il ricordo della sua voce.

Sull’erba si vedono tracce di brina notturna.

Durante la notte gli alberi si sono scrollati di dosso le ultime foglie.

Ma come mai c’è in me felicità e dolore nello stesso tempo.