L’oru di me pari

Me pari al va a sgarfà
di matina bunora
tal ciamp da li’ vansadìssis,
in duà che la zent
a dismintiea pinsèirs
di fiar, plastica lenc incarulìt.
Ulì al sercia, cun deis
di sbissa ingrispada
‘na sclesa di vita;
‘na roda di bicicleta,
un vasùt di veri, un lustri
inciamò bon.
Cussi, cun chel puc
di oru ulì
al crot
di tornà a fà sù
il mont
che ator-ator di lui
al va in slanìs…

Giacomo Vit (San Vito al Tagliamento, 1952), da Sòpis e Patùs (Edizioni Cofine, 2006)

L’oro di mio padre Mio padre va a rovistare / al mattino presto / nel campo delle immondizie, / dove la gente / dimentica pensieri / di ferro, plastica, legno tarlato. / Lì cerca, con dita /di biscia raggririzita, / una scheggia di vita: / una ruota di bicicletta, / un vasetto di vetro, un fanale / ancora funzionante. / Così con quel poco / di oro / crede / di ricostruire / il mondo /che attorno a lui / va sfacendosi…

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