E’ venuta la solitudine, coi suoi modi leggeri

E’ venuta la solitudine, coi suoi modi leggeri
ecco, si siede e fa le viste di non essere vista.
Non conoscevo questo arrivo
di niente, e poi la simulata presenza,
il tempo che si disfa nell’idea
di non servire più come un tempo,
l’aria e la luce uguali su ogni cosa
non dovendo più uscire da quella
indisturbata pace.
Tutto tace, sta senza voglie d’altro
nei posti convenuti,
gli odori sono usciti dalle porte,
è dissolta l’essenza di una casa.
Quanto soggiornerà il silenzio,
dove sono le ore?
Non trovo più i secondi sulla vena
del polso, persino il cuore è altrove.

Sergio Zavoli (Ravenna, 1923) da L’infinito istante (Mondadori 2012)


dentro una piccola luce

per la sera immensa del Midwest
dentro una piccola luce,
stanca incerta stella,
il padre, la madre e sottovoce
il loro minutò sì,
la bambina che saltella
attorno alla mensa pronta
e, esile uccello imitatore, canta
yes daddy, yes ma…

lei, pegno di suoni ignari
come la bandiera dai nuovi colori
nella casa dove il sì
si spegne per la sua dolce voce
– yes daddy, yes ma –
come la piccola luce
che ormai sfila, incerta stella,
si perde nel buio, nel nulla
della notte immensa del Midwest

Luciano Cecchinel (Revine-Lago, 1947), da Lungo la traccia (Einaudi 2005)