Z życia przedmiotów / antologia, Adam Zagaievski

Gładka skóra przedmiotów napięta
tak mocno jak cyrkowy namiot.
Nadchodzi wieczór.
Witaj, ciemności.
Żegnaj, światło dnia.
Jesteśmy jak powieki, mówią rzeczy,
dotykamy i oka i powietrza, ciemności
i światła, Indii i Europy.

I nagle to ja zaczynam mówić: rzeczy,
czy wiecie, czym jest cierpienie?
Czy byłyście kiedyś głodne, zagubione, samotne?
Czy płakałyście? Czy wiecie, czym jest lęk?
Wstyd? Czy poznałyście zawiść i zazdrość,
małe grzechy, których nie obejmuje przebaczenie?
Czy kochałyście? Czy umierałyście kiedyś,
w nocy, gdy wiatr otwiera okna i przenika
do chłodnego serca? Czy zaznałyście
starości, czasu, przemijania? Żałoby?

Zapada cisza.
Na ścianie tańczy igła barometru.

 

Adam Zagajewski (Leopoli, 1945), da Dalla vita degli oggetti. Poesie 1983-2005 (a cura di Krystyna Jaworska, Adelphi, 2012)

 

Dalla vita degli oggetti

 

La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.

E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?

Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

 

Questa poesia, che dà il titolo all’intera scelta antologica italiana, presenta uno dei traslati ricorrenti in Adam Zagajewski: l’animazione degli oggetti. Essi parlano, si muovono, e intrattengono un dialogo con il poeta. Le voci immaginate servono a rendere dinamica la scena, e nello stesso tempo ad immobilizzarla, in un istante particolare, per sottrarla così al flusso del tempo.
Nel componimento in questione l’autore sembra trovarsi, al calar della sera, in una stanza piena di oggetti. Nella prima strofa, composta di 8 versi, le cose dicono di essere come palpebre che, muovendosi, sfiorano l’occhio e l’aria, l’oscurità e la luce, l’India e l’Europa. Nella seconda strofa, di 10 versi, il poeta – in un impeto quasi di rabbia – si rivolge ad esse chiedendo se abbiano mai provato le sensazioni e i sentimenti caratteristici dell’essere umano. Alle numerose domande fa eco, nel distico finale, dopo il silenzio, una breve e incisiva risposta (affermativa): «Sulla parete danza l’ago del barometro». Questa immagine, insieme a quella iniziale («La pelle levigata degli oggetti è tesa / come la tenda di un circo»), fanno di Zagajewski uno straordinario «poeta degli oggetti», capace di descriverli con precisione fenomenologica e di coglierne l’essenza.

(Lucia Pascale)

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