Il giorno che s’avvera; da qualche parte nella mente

Il giorno che s’avvera; da qualche parte nella mente
l’erba, ogni singolo
mattone che all’alba prende
luce e presenza. Poi
la salita lungo i boschi, la spianata
la casa bassa e le poche finestre
i vetri e l’opaco, la porta che si apre e sei
cielo di sguardi dentro tutto questo
sogno innocente. Ma dopo la notte c’è
l’aria fredda e la scura
discesa nella metropolitana; dopo arriva
la catena regale degli abbracci
gli sputi la cenere da scacciare via
a viva forza. E lei è lì; prega
storta e disancorata. Sempre lei
balla cade offende, fa di tutto perché mai tu
l’ameresti così come ora l’ami
tua e di tutti, questa
vita reale più ricca e sgualcita
dal niente che non l’abbandona.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), da Tua e di tutti (Lieto Colle – Pordenonelegge, 2014)


Venti circa volte già natale

Di vita venti circa anni ancora, così tanti?
Specifichiamo allora: inverni venti circa
venti circa primavere, così poche? circa
sole venti volte è già natale, venti andare
al mare? è così poco venti due decine sole
e mentre dici venti il vento ruba siamo a
diciannove, a nove – grandi speranze,
forsizie rami d’oro, disperazione e
resurrezione, venti, che paura entra
dentro la regione.

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Madre d’inverno (Mondadori, 2016)