Siamo come il glicine

Siamo come il glicine,
aggrappati ad una casa
che nessuno sa.

Non ho imparato a tremare
come si deve.

Io so il tuo fianco
andare via al mattino
tra i fiori finti nei vasi.

Certi amori devono stare
nel buio dei portici
ma poi ritornano,
senza stagioni.

Martina Abbondanza (Cesena, 1993), da Il giorno tutto (Giuliano Ladolfi Editore, 2016)


Quando sarai vulnerabile

Quando sarai vulnerabile
a questa parola ti prego
raccogli l’oleandro dai piedi
sul dubbio del cancello
perché riconosca la strada
alle radici di casa.

Alessia Iuliano (Termoli, 1995), da Ottobre nei viavai (RP libri, 2018)


Futuro

Mia madre partorì a dicembre. La neve cadeva nel fiume.
Alla fine del mese l’acqua gelò sui pesci. Mi mostrarono a tutti
perché non ero morta: «…la toglieremo a pezzi, un braccio e
una gamba incastrati, forse incompiuti».

Di quel tempo resta solo un richiamo come un sibilo interno:
tornare in quel ventre con mia figlia, testa in giù, corpo
informe, due cordoni di carne intorno al collo.
Via da dicembre, dal fiume trasparente
indietro e indietro verso l’inconcepito
l’inizio aprile del nulla.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Il catalogo della gioia (Donzelli, 2003)


perché siamo sempre così ossessionati dai

perché siamo sempre così ossessionati dai
corpi e dalle teste, pieni di crateri che
spumeggiano vocazione, imbecilli fino
all’osso per queste provocazioni di cui ci
cingiamo il capo, sorprendenti, prevedibili,
marci da far schifo e ancora pronti a
ritentare, prolungare l’indulto, promulgare
nuove incursioni, abbiamo depredato ogni
arto, ogni cimelio, ogni piccolo ricordo roso
dai nostri desideri bulimici, perché siamo
ancora qua, a scrivere cose consumate, a
far di niente un fascio – nemmeno un falò.

Greta Rosso (Casale Monferrato, 1982), da Manuale di insolubilità (LietoColle- Pordenonelegge, 2015)


Bunker

Ora la notte è violenza e arsenico.
E viola non è lutto
ma il livido che marchia il cielo,
l’oscura cicatrice che scava il sangue –
il tatuaggio, l’urto.

Ora la notte
non è detta,
la vita
non è data, non è mai venuta –
ora la fitta, la stretta
ci danno un varco,
la nostra meta vera,
la 
ferita

Alessandro Bellasio (Milano, 1986), da Nel tempo e nell’urto (Lieto Colle – Pordenonlegge) 


Si diventa scemi insieme

Si diventa scemi insieme
per la vita
col tempo ci si assomiglia.
Si regola il passo per attraversare
la strada, si finisce di mangiare
contemporaneamente.
Voglio diventare scemo con te
guardare i fiori esplosi sul davanzale
far crescere la terra con i sogni.
Essere insieme lo spettacolo
del giorno che comincia.

Valerio Grutt (Napoli, 1983), da Dammi tue notizie e un bacio a tutti (Interno Poesia, 2018)


Io canto nel tuo nome perché tu

Io canto nel tuo nome perché tu
da un luogo lontano tu mi senta richiamare
– evoca lui nell’occaso ammarato – perché giunga
alla tua bocca questa goccia e una sete pendente
ci racconti il vecchio mondo, la terra
già perduta nell’essenza ma sempre solvente
inalterata perfezione. Come i versi
necessari degli uccelli, degli alberi mistici
imbevuti di foschie, con un atto
della mano sulla fronte magari potrà
provocando un sorriso con lusinghe
agghindarla, quando è tempo di partire
con parole abbracciarla, ricordando
coniugato sul suo viso come sarà
sotto i suoi piedi un cammino, le sue mani
che maneggiano fiorami e sopra le vette
una parvenza di silenzio; oh ragazza
che un enigma vai tessendo con nembi
d’inchiostro sotto il dono di stagioni, che non sai
mai terminare né iniziare, né forse sommare
al tuo precipuo cambiamento, confida
nella vita in ciò che sogni e certo un mattino
così vicino, tratteggiando il tuo profilo
mentre dormi, lei ti ammalierà
per una volta ed una ancora, e tu
dal passato saprai sorriderle.

Tomaso Pieragnolo (Padova, 1965), da Viaggio incolume (Passigli, 2017)