Annales

Rileggendo Tacito durante questa estate di massacri
il conforto veniva dal latino, la nudità dei fatti,
l’assenza o quasi di aggettivi,
il gerundio che evita inutili giri di parole.
Confrontando la traduzione con l’originale,
il testo italiano colava più lentamente sulla pagina.
In giorni pieni d’insegne levate in diversi schieramenti
la sintassi agiva come un laccio emostatico,
frenava enfasi e lacrime.
Sestilia, la madre dei Vitelli, non esultò ci dice Tacito,
mai per la fortuna, sentí soltanto le sventure familiari.
Il grigio libro di Tacito
scritto quando il su autore aveva sessant’anni
dice soltanto ciò che deve. Sul grigio orizzonte
degli Annales non c’è posto per i paesaggi o per l’amore:
Ci cura questa forma lapidaria:
<<La radicata cupidigia dei mortali,
i premi ai delatori non meno abominevoli dei crimini,
il metallo che decreta l’oro>>.

Antonella Anedda (Roma, 1955), da Historiae (Einaudi, 2018)


Tradimento

Tutto ciò che poteva essere
E non è stato,
Dimenticalo.

Tutto quello che hai posseduto
E non ti appartiene più,
Tutto quello che avresti amato
Ma non si è lasciato amare,
Tutto quello che si dice ieri
E che è stato infranto,
Tutto quello che era bello
Ed è diventato scialbo,
Tutto ciò che era giovane
Ed è diventato vecchio,
Tutta la purezza che avresti voluto
E non hai raggiunto,
Tutto il dolore che hai scolpito
E non puoi più riparare,
Tutto il dolore che ti ha scolpito
E non riesci a perdonare,
Tutto ciò che hai odiato
Per il tempo di un attimo,
Tutto l’amore del mondo
Che hai soffocato,
Ricordati
Era vita.

Mary Barbara Tolusso (Pordenone, 1966), da Spine e aghi (Campanotto 1993)