Lo splendore del buio
Pubblicato: 10 dicembre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Roberto Mussapi Lascia un commentoE la sera discese come uno che se ne va via
recando oltre la porta l’estremo bagliore
del corridoio, lasciando odore di freddo
oltre la soglia adorata e ignare
dove al mattino col primo oro radioso
era passata come una fata la sposa,
interrompendo la clessidra, suscitando le ore,
muovendosi tra i davanzali come in una piscina.
Là, oltre l’argine oramai buio,
dove si genera il desiderio e il sogno si prepara,
siepe su siepe l’occhio fissò ogni sera,
nell’aspro confine tra la regione oscura
e l’ultimo odore dell’erba conosciuta,
premendo la nostalgia del ripetuto addio
lontano, dove si rigenera il fiore del sogno,
nel buio che risplende a poco a poco
sui fiumi oblianti e ricordati dal cuore,
quando nella sala senza suono brilla un bicchiere
e il sonno nutre la memoria gloriosa.
Roberto Mussapi (Cuneo, 1952), da Gita Meridiana (Mondadori, 1990)
Aprile
Pubblicato: 9 dicembre 2019 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Pietro Cardelli Lascia un commentoEcco il ballo, la danza a me estranea
“Guardati” non hai più inibizioni, hai finito
le scorte, le paure sottili, tutti
gli accorgimenti nascosti, appostati
negli anni, e giustamente. Non devi fare altro
“Quale il prezzo?” volevo domandarmi
e il rifugio stava nelle cose, non c’era
aprendomi a quel mondo, negandolo poi
nelle coperte di lana così tardi, nel cuscino
uno sopra l’altro: il collo preme forte,
si forma un livido nerissimo.
Il prezzo c’era,
questo è il punto; accettarlo era un nuovo
gesto, l’impensabile. Dopo
le urla di chi muore davvero: i cappi
al collo, la sedia che si muove, il baratro.
Hai la schiena inarcata, quasi cadi,
ma c’è una forza che ti sorregge,
che non ha forme: si arrende a te
come tutti, ti riconosce nei capelli
che precipitano, nello specchio
dove rifrangi. La gravità t’impone
dei doveri, tu li rispetti, sei calma,
sfioro la nevrosi.
Anche perchè le immagini sono
una truffa ben architettata, e lo sanno,
sono un’impudenza, un’oppressione
senza confini. “Eccomi che mi dono a te,
guardami” e non c’è salvezza
se si riproducono così velocemente,
saltano e si ripresentano, si moltiplicano
nell’ansia, negli schermi: mi guardi,
nella cornea si apre il vuoto:
bianco-e-nero, sorriso, l’ulcera
si amplia, si diffonde: è la sottotraccia,
il destino, l’incompiuta mente.
Pietro Cardelli (Borgo San Lorenzo, 1994), da Quattordicesimo quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos Y Marcos, 2019)



