Franco Buffoni consiglia “Even Water Is Scarce” di Sujata Bhatt

I

Even water is scarce.
There was a little girl
Who carried a black clay pitcher on her head,
Who sold water at the train station.
She filled her brass cup with water,
Stretched out her arm to me,
Reached up to the window, up
To me leaning out the window from the train,
But I can’t think of her in English.

II

You ask me what I mean
By saying I have lost my tongue.
I ask you, what would you do
If you had two tongues in your mouth,
And lost the first one, the mother tongue,
And could not really know the other,
The foreign tongue.
You could not use them both together
Even if you thought that way.
And if you lived in a place you had to
Speak a foreign tongue,
Your mother tongue would rot,
Rot and die in your mouth.


Sujata Bhatt (Ahmedabad, 1956), Il colore della solitudine (Donzelli, 2006)


Anche l’acqua scarseggia

I

Anche l’acqua scarseggia
E c’è una bambina
Che regge una brocca nera sulla testa,
Vende acqua alla stazione.
Riempita d’acqua la sua tazza d’ottone
Me la porge sollevando le braccia al finestrino,
Su su fino a me che mi sporgo dal treno.
Ma non riesco a pensare a lei in inglese.

II

Mi chiedi che cosa intendo dire
Quando affermo che ho perso la mia lingua.
Ti chiedo, che cosa faresti
Se avessi due lingue in bocca
E perdessi la prima, la lingua madre,
E non riuscissi a sapere davvero la seconda,
Quella straniera.
Non potresti usarle insieme
Anche se quando pensi finisce che fai così.
Se poi ti capitasse di stare in un paese
Dove si parla un’altra lingua ancora,
La tua lingua madre marcirebbe,
Marcirebbe e ti morirebbe in bocca.

(Traduzione di Franco Buffoni)

Sujata Bhatt, nata nel 1956, è la maggiore poetessa indiana vivente. Centrale nella sua poetica, è la questione della lingua. Search For My Tongue (La ricerca della mia lingua) è infatti l’emblematico titolo della raccolta del 1988 dalla quale ho tratto il componimento qui proposto. Il dramma è quello della lingua inglese, posseduta come una lingua madre, ma non (o non più) come tale sentita. La poesia è inoltre – e va sottolineato – scritta da una donna che in India ha avuto grandissime difficoltà ad emergere. E nella prima strofa descrive una umilissima bambina, appartenente a una classe sociale inferiore. Di quelle che – come la cronaca recente purtroppo ci insegna – sono considerate oggetto possibile di stupro, senza conseguenza penali, per gli uomini delle classi sociali superiori. La poesia in pochi tratti riesci a dirci tutto questo e molto altro ancora.

Franco Buffoni

 

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