Laura Pugno consiglia Francis Catalano e Violeta Medina

Nos habita

“La forêt est pleine de nous”
Juan García

“La foresta è piena di noi”
Juan García

dans ma chambre je déplace une plante touffue, pousse du pied le pot de terre cuite puis descends l’escalier, m’enfonce dans la forêt, pousse du pied toutes les portes entre les arbres et cela craquète, grince un peu, je passe entre un mélèze et un sapin, ouvre une autre porte,

il y a un filet de lumière, je vais maintenant entre un érable et un bouleau, ressort entre un pin et un peuplier, mes pas s’arrachent du sol, les mains plongées dans mes cheveux : je suis lost in plantation,

debout dans l’embrasure, entre deux portes, en position verticale, je me dis : je n’aurais peut-être pas dû depuis ma chambre pousser la plante

avec mon pied

Francis Catalano (Montreal , 1961), da Nos habita (Editorial Meninas Cartoneras, 2013 – di prossima pubblicazione)

nella mia camera sposto una pianta frondosa, tocco con il piede il vaso di terracotta poi scendo le scale, m’inoltro nella foresta, tocco con il piede tutte le porte tra gli alberi e tutto ciò scricchiola, cigola un poco, passo tra un larice e un abete, apro un’altra porta,

c’è un filino di luce, adesso passo tra un acero e una betulla, vengo fuori tra un pino e un pioppo, i miei passi si divelgono da terra, con le mani affondate tra i capelli: sono lost in plantation,

in piedi nell’arcata, tra due porte, in posizione verticale, dico a me stesso : forse non avrei dovuto lì nella mia camera toccare la pianta

con il piede

(Traduzione in italiano di Laura Pugno)

 

I

El pez-geisha desayuna en las mañanas hielo cordillerano
lo escupe mientras lee el diario
tanta pureza, tanta piedra, se le atragantan en la escamas
y luego ya no le amarra el zapato 35, con el que aprieta el deseo ajeno,
con los que latiguea los ojos que le comen por su fragilidad de
mujer finita, escurridiza,
niña comestible por hibrida
por suavecita
Es un geisha este pez
Es una geisha este pez,
la espina le sirve para el pelo lacio
para anudar la memoria ya ida
¿yo era de piedra, yo era cordillera, yo era una isla?
¿cuándo lo fui o lo seré? ¿y la piedra y esta nieve tan infinita
para qué sirve? ¿qué sentido tiene? ¿para qué el recuerdo,
el recuerdo de qué?
La geisha en esta esquina se viste de pez,
el color aluminio le invade los ojos, repta
en su propia sombra, se resbala de catre en catre,
atraviesa el tiempo con las espinas, clava los días
salta de pecera en pecera,
el mar le pilla lejos, se sacude la sal cuando orina,
y ya sin esa carga mastica el olvido. Lo engulle.
¿Cordillera de qué?

Violeta Medina (Coquimbo, 1968), da Nos habita (Editorial Meninas Cartoneras, 2013 – di prossima pubblicazione)

Il pescegeisha fa colazione la mattina col ghiaccio della cordigliera
lo sputa mentre legge il giornale
tanta purezza, tanta pietra, le si strangolano nelle squame
e poi non le si ancora più al piede la scarpetta 35, con cui accende il desiderio altrui,
con cui frusta gli occhi che se la mangiano per la sua fragilità di
donna di classe, che si sfila tra le dita,
bimba commestibile, così ibrida,
così soffice
Questo pesce è un geisha,
Questo pesce è una geisha,
la spina le serve per i capelli lisci
per annodare la memoria sfuggita
ero di pietra io, ero cordigliera io, ero un’isola?
quando lo fui o lo sarò? e la pietra e questa neve infinita
a che serve? che senso ha? perché il ricordo,
il ricordo di che?
La geisha in quest’angolo si veste da pesce,
il color alluminio le invade gli occhi, striscia
nella sua stessa ombra, scivola di branda in branda,
attraversa il tempo con le spine, conficca i giorni
salta di acquario in acquario,
il mare la trova lontano, si scuote il sale di dosso mentre orina,
e senza più questo peso mastica l’oblio. Lo inghiotte.
Cordigliera di che?

(Traduzione in italiano di Laura Pugno)

 

I testi di Francis Catalano, autore québecois di origini italiane, e di Violeta Medina, autrice cilena trapiantata da anni in Spagna, fanno parte del progetto “Nos Habita”, plaquette di poesie in tre lingue (francese, spagnolo, italiano) in uscita nella primavera del 2013 per la casa editrice madrilena “Meninas Cartoneras”, che pubblica solo libri in cartone di fattura artigianale. Il titolo, “Nos Habita”, che si può tradurre con “Abita in noi”, fa riferimento al tema dello sradicamento, fisico o linguistico: qualcosa di diverso dall’esilio, che comprende il vivere in un Paese diverso dal proprio, anche se affine per lingua, o anche nel proprio Paese, ma in una lingua che non è la propria. La plaquette sarà edita in 200 esemplari unici. Ogni copertina sarà decorata con un ricamo artigianale creato da un workshop di donne indiane del Bengala Occidentale, realizzato grazie alla ONG Colores de Calcuta, a cui andranno i proventi del libro.

Laura Pugno

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