Mi cerca un tempo inquieto

Mi cerca un tempo inquieto.
Giungono qui le morti, lo spavento
dei volti girati nel buio, le fotografie
cadute dalle cornici.
Viviamo a testa china, controvento.
I colori sotto la corteccia di una luce
avara, invernale, e sguardi
usurati dai ritorni.

Avanzo con cautela
perché si muovono veloci gli alberi
trascrivono nella carne
le cose fuggite dai nomi.

Imparo un tempo diverso, il tempo
della pietra, la paziente
geometria degli alberi
in un’attesa che ferma il volo
pietrifica l’ala sbarrata nell’azzurro.
Trattengo quel che posso: un’acqua leggera,
un suono, le corse dei viali.

La mano scrive nel buio
ciò che sta sospeso e trema.

 

Liliana Zinetti (Casazza (BG), 1954), da Nel solo ordine riconosciuto (L’Arcolaio, 2009)