Lascia che il corpo rovesci ogni riparo

Lascia che il corpo rovesci ogni riparo
e lo colmi dei corpi che abbandona
unisci lentamente i giorni
finché luce di luce
non li arda sui bordi
togliendo nomi alla terra.

Scendono nella notte gli orti cittadini
il vento inclina un cespuglio.
Nessuno sa quando sarà chiamato, quale dettaglio
– quale grigio di pietra o di stoviglia –
lo stringerà nel buio
quale parte di pena si staccherà per prima
dondolando in avanti fino a cadere piano intorno al vuoto.

Ora solo il vento davvero riconduce alla notte
e gioghi annunciano altri gioghi
dietro vetri, dietro nebbia inusuale
in questo anno che addensa
ed è appena l’inizio di una maturità più dura.

Antonella Anedda (Roma, 1958) da Notti di pace occidentale (Donzelli, 2001)