Certo che quando l’Emilio iniziò

Certo che quando l’Emilio iniziò
a tradurre versioni dal latino e dal greco,
a memorizzarsi l’atlante storico
non immaginava certo di star lì a ciondolare
in attesa di una telefonata: si vedeva professore
in qualche università a decifrare il mistero
della lingua etrusca, a scavare nel Peloponneso
alla ricerca di nuove civiltà.
S’è alzata la Via Emilia e la tua casa affonda
nella polvere, però val sempre la pena
di vedere cupole e torri struccarsi di rosso
per le luci della sera.
Alla prima ombra davanti al Tardini
dalla pensione quei vecchi se la contano
su come andrà quest’anno il nuovo Parma
e ogni domenica c’è qualche poltroncina vuota
per un colpo di tosse troppo forte.
Tu c’eri quando don Leandro e don Lorenzo
predicavano in un angolo, te li ricordi pregare
anche per te e non sai se è rimasto almeno
un po’ di marmo su un muro per Fausto e Iaio.
Quest’anno non hai visto le risaie gonfiarsi
e stai ancora cercando nell’orto le tue farfalle,
le conti e le riconti ma i colori non tornano.

 

Luca Ariano (Mortara, 1979), da Contratto a termine (Fara, 2010)


Queste stagioni umane

Queste stagioni umane,
come per chi può averne
bisogno, sono aria
e distese impeccabili.
Anche tu credevi alle vie
nel cielo, io ancora
non sapevo: non torneremo
più dalla campagna con in mano
barattoli di vetro
o manubri che traballano
sui sassi asciutti.
Ora l’unica parte
è quella del secchiello
e la campagna non si attraversa
solo quando vedi in basso
le lucciole.
E per chi dice che non cambia
l’uomo come fa il tempo
abbiamo la prova:
le radici restano
agli insospettabili.
Adesso tu ritorni, mi cambi
le parole con i sogni,
ma ho fame di forze accorte.
Vedo la quercia
sempre accanto alla vigna,
lontano la strada
che si snoda immutata.

Maria Borio (Perugia, 1985), inedito