Christian Sinicco consiglia Dome Bulfaro

Carnificazione. contatto n°0

Mai immaginato avrei mai mai che il naso
un giorno avrebbe offeso l’occhio, l’occhio
nel vuoto avrebbe paralizzato i suoi tic
Mai immaginato avrei mai che quei denti
potessero ringhiare alla propria mano, la mano
destra un giorno accoltelasse la sua sinistra
Mai immaginato avrei l’anima mia finisse
per sgusciare la sua testa, la testa
un giorno si sarebbe scontrata con le ginocchia
mai eppure è successo che il corpo di tutti
s’issasse sulla croce con le sue stesse vene, le vene
blu di ogni uomo votassero il proprio collasso!
le vene blu di ogni uomo votassero il proprio
collasso! il blu di ogni uomo votasse: collasso!

Dome Bulfaro (Bordighera, 1971), da Ossa carne (Dot.Com Press–Le voci della Luna, 2012; https://www.youtube.com/user/domebulfaro)

Per dare qualche riferimento su questo poeta quarantenne, nato nel 1971 a Bordighera e residente a Monza, dovete sapere che ha pubblicato anche un libro in cui mescola canzoni in un milanese completamente reinventato (il dialetto milanese è purtroppo quasi scomparso) unitamente a dialoghi in italiano, immaginando uno strano evento, il crollo del Duomo di Milano – apro un inciso anche su questo lavoro dal titolo Milano Ictus (Millegru, 2011) perché rimanda ad alcune esperienze di scrittura poetica e teatrale come quelle di un altro grande poeta del secolo scorso, Mario Luzi, e mi riferisco al libro Ipazia (Scheiwiller, 1972); se Luzi narrava le vicende della cultura ellenistica che si stava sbriciolando per l’avvento del cristianesimo, Bulfaro sbriciola la cattedrale di Milano in una partitura poetica-teatrale che potete trovare su you tube (https://www.youtube.com/user/PoesiaPresente)… questo per dimostrare che quello che fanno i poeti, oggi, non è poi così diverso da quello che facevano i poeti 40 anni fa, anche se hanno altre tematiche e usano youtube per dare dimostrazione dei lavori; per non parlare del fatto che c’è uno studio e un piacere riguardo la lingua che attraversa i poeti, che a loro volta studiano le parole degli altri poeti, e le confrontano o le fanno scontrare con il nostro modo di parlare. Dopo aver pubblicato quest’opera poetica e teatrale assieme, Bulfaro ha voluto portare a termine il libro che stava scrivendo oramai da dodici anni – un poeta elabora le sue opere, e spesso per dare la luce ad un libro ci vuole molto tempo.

 

Ossa Carne  di Dome Bulfaro, oltre a essere un libro che tratta una narrazione, è un’opera che si compone di moltissimi simboli e rimandi artistici e culturali, che all’ascolto produce un forte impatto sonoro… Possiamo pensare sia una strana narrazione in versi: il tema è il rinvenimento di uno scheletro, completo in ogni sua parte, le cui ossa però provengono da uomini e donne diverse, un ritrovamento quasi da scena del crimine… E queste ossa, prese a pretesto per il suo lavoro poetico, prendono di nuovo vita, ricarnificano, come in un film horror; ma a posto del corpo con le sue nervature, esse si compongono delle immagini della nostra esperienza culturale, della nostra esistenza come genere umano osservata tra le epoche, con riferimenti che vanno da Pitagora al Cristo alle madonne di Giotto. Infatti non è detto che queste ossa appartengono a uomini di una stessa epoca o civiltà, e grazie all’espediente del ritrovamento delle ossa, il poeta compie un viaggio nella storia.
Qual è il senso però di questo viaggio?
Non è un caso se vi ho citato il lavoro teatrale Milano Ictus, perché un poeta può avere diversi lavori aperti e lavorare in direzioni opposte… Pensate: Bulfaro stava scrivendo una partitura teatrale per avvertirci forse dello sbriciolamento dei nostri riferimenti culturali, immaginando il crollo di una cattedrale simbolo a sua volta di una città così importante per l’economia del nostro paese, e nello stesso momento stava ricostruendo il rapporto tra l’uomo stesso e le civiltà che lo hanno “accolto, nutrito”, e il tutto all’interno di un’opera di poesia.
In ogni caso, uno dei temi della poesia è risalire al “mittente”, spiegare il perché della vita, narrare di persone che hanno lasciato un frammento di significato e lo hanno donato all’esistenza, attraverso un’azione, attraverso i pensieri e le emozioni, nonché caricare di questo i simboli delle poesie: così il poeta Dome Bulfaro mette in scena un evento fantastico e a suo modo paradossale, fa rivivere e ricarnificare delle ossa ritrovate, le immagina nella vita, le compone e ricompone, le collega ai fatti culturali delle civiltà da cui provengono (dal Lago Trasimeno a Tarquinia, etc), e lo fa grazie all’utilizzo di uno strategia di scrittura dove impiega diverse forme della nostra metrica – non troverete infatti nel libro di Bulfaro un unico stile, ma una combinazione, anche perché il lavoro di immaginazione sui capelli di una donna, magari si addicono di più a una serie di dodecassillabi, o comunque questa è stata la scelta del poeta, piuttosto che a un verso libero, che si compone nella variazione di diverse metriche, come quello che vi ho sottoposto. (Christian Sinicco)

 

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