Autoritratto come guerriero nuragico / antologia, Antonella Anedda
Pubblicato: 11 novembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Antonella Anedda Lascia un commentoPoco più alta di un busto romano.
Difesa da uno scudo ma priva di slancio.
I lineamenti di bronzo
senza passaggio di sorriso.
La spada le ha diviso la fronte
verde-rame con crosta
inutilmente incoronata di pruni
accecata da pietre.
Inabissata. Liquida.
Antonella Anedda (Roma, 1958), da Salva con nome (Mondadori, 2012)
Da un autoritratto ci aspettiamo un volto, la definizione di un’identità. Ma quella che Anedda viene tracciando è un’identità che da subito, fin dal titolo, si sovrappone e sfuma in un’altra. Questo guerriero potrebbe essere un antenato che riaffiora nelle sue sembianze. Dallo specchio come da un pozzo arrivano immagini e vicende del passato, e infine i riflessi dell’acqua in cui si discioglie ogni pretesa di essere entro linee e contorni. Nella prima parte della poesia Anedda inizia a tracciare una figura che sfugge, che non corrisponde pienamente a ciò che le si avvicina; nella seconda parte i tratti vengono segnati attraverso un atto violento. La definizione di questa figura avviene nell’istante stesso della sua morte. Questo di Anedda è un autoritratto disegnato cancellando. Nasce da un distacco da sé, da una similitudine aperta come un ponte che sprofonda in acqua. Se è possibile riconoscersi è soltanto in un’identità «liquida», «inabissata».
(Franca Mancinelli)
Sono venuto qui a guardare gli alberi / la poesia alle elementari
Pubblicato: 10 novembre 2014 Archiviato in: Una poesia al giorno | Tags: Gian Mario Villalta 1 CommentoSono venuto qui a guardare gli alberi
anche se è buio. Vedo come si incurva
la terra e posso raggiungerla
dove l’erba falciata sbianca.
Sono i miei pensieri più antichi
i rami nel buio, la terra guardata.
Gian Mario Villalta (Visinale di Pasiano, 1959), da Vanità della mente (Mondadori, 2011)



