I giorni in cui non parli con nessuno

I giorni in cui non parli con nessuno
le cose sono due:
o arrivi a cogliere il senso di tutto
o confondi corrompi ti ingarbugli,
e la tua voce che chiama il gatto
è quella, alla sera, di un crooner
(«eccoti i miei rimasugli»),
l’eco rauca e lunga
nella notte che ti riprende in scacco.

 

Francesco Targetta (Treviso, 1980), da Le cose sono due (Valigie rosse, 2014)


È stata così piccola la pioggia / la poesia alle elementari

È stata così piccola la pioggia
nel cadere, docile e precisa per spezzare
il flusso silenzioso e uguale della notte vedi
non torna l’asciuttezza calma del terreno
nei viali foglie marce che dissolveranno
grandi pozze dove come un sasso cade
lo sguardo che ha cessato di cercare
passa lentamente a guado il fango
cede e non ritorna.

 

Chiara De Luca (Ferrara, 1975), da Animali prima del diluvio (Kolibris, 2010)


Oggi che la Germania

Oggi che la Germania
Non è più il mostro accucciato
Che ho conosciuto nell’infanzia,
Oggi che è tornata arrogante
E la sua
Meticolosità nell’efficienza
Mi appare per quel che è
– Nevrosi da obbedienza –
Io le ripeto: quieta, zitta, a cuccia
Già hai dato il meglio, non strafare.

 

Franco Buffoni (Gallarate, 1948), da O Germania (Interlinea, 2015)


Jaanioo

Me ju tegime kull igasugu liigutusi
heleda tule aares.
Tegime haalt ja tantsisime,
tuterdasime kaelakuti.
See oli meie maagia,
see oli paike ise,
loputu lahkus ja kirgas lopp,
see oli, raisk, jah, nirvaana mimees.
Nii hasti kui me oskasime.
Eriti hastivist ei osanud,
saatus ei jaanud meid uskuma:
valgus laks lopuks ikkagi kaest
nagu me esiemadel ja –isadel.
Nimetagem siis see, mis juhtus, kunstiks.

 
Maarja Kangro (Tallinn, 1973) da La farfalla dell’irreversibilità (Gattomerlino ed., 2011, trad. it: Maarja Kangro)

 

La notte di San Giovanni

Ma ci muovevamo in modi diversi
intorno al fuoco chiaro.
Facevamo dei versi, ballavamo,
barcollavamo appoggiandoci sugli altri.
Fu la nostra magia,
fu il sole stesso, una generosità
senza fine, una fine serena.
Fu, cazzo, la mimesi del nirvana.
Di quanto eravamo capaci.
Non di tanto, sembra, allora,
la sorte non ci credette:
la luce sparì
come dalle mani dei nostri antenati.
Bene, chiamiamo quel che successe: arte.


I tecnici di una volta

Nel canto murato vivo
é il segreto dell’acustica migliore –
segnalano con gioia innocua
i manuali scritti negli ultimi anni
sull’argomento: con certezza, li si nota
non più vergati dai tecnici di una volta
quelli che i muri disagiati
delle sale concerto
li andavano a tastare
e ne avevano dita scottate –
allibivano, anche, nella sala vuota,
per un momento.

 

Lorenzo Mari (Mantova, 1984), da Minuta di silenzio (L’Arcolaio, 2009)


Seconda pagina

Cerca un Oriente che lava la luce e annuncia:
non sei dove sei ma dove non sei,
non nel sonno ma nell’insonnia,
fa’ che il sonno dorma,
l’insonnia sia insonne,
che ciò che non sei distrugga ciò che sei,
distruggi ciò che sei
per costruire ciò che sei,
e per iniziare:
sii il dado
sii il lancio dei dadi.

 

Adonis (Qassabīn, 1930), da Singolare in forma di plurale (Guanda, 2014)


Due pesi due misure

La mensola conficcata sul cartongesso
conviene non caricarla
con troppo peso
è facile che non tenga

quelli dei mobili si sono tanto
raccomandati

è come quando mio figlio chiede
di salirmi in groppa
lo sento che si interroga
quando l’oscillazione di fa batticuore

“ma tu mi tieni sempre forte?”

Ho cacciato giù la risposta
in balia dei succhi gastrici.

Ho fischer fissati per aria

 

Piero Simon Ostan (Portogruaro, 1979), da Pieghevole per pendolare precario (Le Voci della Luna, 2011)