Non di te, mai di te

crocefisso che squadri
noi penosi dietro ai muri
tutti sporchi di pensieri
senza spalle dove appendere
quelle voci, quel colore
di gesso.

Siamo noi adesso
a chiodarci i polsi
alle croci – noi ladroni
con la noia domenicale
che copre la televisione
spegne l’urlo al Golgota

e non vogliamo deposizioni.

 

Giuseppe Nibali (Catania, 1991), da Come Dio su tre croci (Edizioni Affinità Elettive, 2013)


a Sofia 19,11,1993 / la poesia alle elementari

Davvero come adesso, l’ulivo sul balcone
il vento che trasmuta le nubi. Oltre il secolo
nelle sere a venire quando né tu né io ci saremo
quando gli anni saranno rami
per spingere qualcosa senza meta
nelle sere in cui altri
si guarderanno come oggi
nel sonno – nel buio
come calchi di vulcano curvi nella cenere bianca.
Piego il lenzuolo, spengo l’ultima luce.
Lascio che le tue tempie battano piano le coperte
che si genufletta la notte
sul tuo veloce novembre.

 

Antonella Anedda (Roma, 1958), da Notti di pace occidentale (Donzelli, 1999)


Presa di forza

Se ascolto il sibilo
a vuoto di un banco sega
in un sabato pomeriggio qualsiasi
va a finire che poi aspetto
soltanto il taglio del tronco successivo,
lo schizzo di segatura
o che mi metto a girare col cardano.

Posso anche pensare in dirittura
che tutti noi ci perdiamo di vista così,
come al mattino al banco affettati, quando si
voltano di colpo e ti cercano
cogli occhi un attimo invano dove sei finito
per domandare – e dopo,
e confermare il giusto peso con un dito. ​

 

Alberto Cellotto (Treviso, 1978), inedito


dove siete stati a cancellarmi

dove siete stati a cancellarmi
per ogni nutrimento di sostanze
o di acque dense
dove siete stati per essermi
piccoli sentimenti eucarioti, procarioti, sentenze
avete avuto facoltà pressoché indeterminate
silenziose ancora acque
in sé convesse per non dire ripetute
dove siete state noi qui non abbiamo
forma e meno che mai deposito
per qualità di germinanti indizi.

 

Marco Corsi (Montevarchi, 1985), da Le acque (L’Arca Felice, 2014)


Casa

Quando vorresti che la fermata
non arrivasse mai
stai leggendo sul tram
e quella è la tua casa-

 

Giancarlo Consonni (Merate, 1943), da 50 anni di bianca (Einaudi, 2014)


Nei mesi ho parlato di te

Nei mesi ho parlato di te.
Parlando ho scoperto
che nel tempo hai un senso diverso.
Ti guardo;
ti accorgi e ti volti. Hai gli occhi d’inverno.
Poi pensi che io stia per parlare,
e aspetti.

 

Alessandro Pegolo (Pordenone, 1959), da Il ciclo dei mesi (Edizioni dei Dioscuri, 1992)


Planeta Sarajevo

Poslušajte
kako diše
Planeta Sarajevo.
Poslušajte
kako plače Djevojka:
«Smrti, nemoj me uzeti!»
Koliko smo puta
plačući
kazivali
naše žarke molitve za mir?
Ne haje Smrt za djevojačkom suzom,
ne haje Smrt za ljudskom molitvom.
Poslušajte
kako diše
Planeta Sarajevo.
Pogledajte
kako svate
Planeta Sarajevo!
Čujete li
kako njenim žilama
krv neumitno kola?
Ljudi, eno, idu –
popravljaju zube.
Ljudi, eno, idu –
djecu vode na šišanje.
Eno, ljudi idu –
kupuju novine.
Onaj, vidi,
uzgaja golubove!
Onaj, pogledaj,
ne može da živi –
bez ukrštenih riječi.
Vidi
kako ljudi idu
zaneseni poslom!
Kako su samo
prekonoć ostarjeli!
Od čeg’ su se, tako naglo,
svi odreda – proljepšali?
Na Planeti Sarajevo,
vidio sam čovjeka –
puši lulu – i žuri!
Vidio sam,
na Planeti Sarajevo,
jedan čovjek jede – i plače!
Vidio sam djevojčicu,
na Planeti Sarajevo,
u parku kojeg nema,
bere cvijeće kojeg – nema!
Smrt je temeljan kosac,
zaludna je suza djevojačka,
uzaman je svaka
molitva za mir!
U svemiru,
– ime mu je Bosna –
djevojčica jedna,
rukom koje nema,
bere cvijeće kojeg nema!
Nije ovo rat
– u ratu, posvuda, ima cvijeća –
ovo je Borba od Iskona!
U njoj se biju dva načela
– od Iskona
do Sudnjega dana –
načelo Dobra
i načelo Zla!
Neka nikad ne prestane
između Zla i Dobra borba!
Zar da nestane
sa Svijeta Dobro?
Zar da Djevojka
u ruku ljubi
Kosca Smrtonosca?
Čujete li kako plače:
«Smrti, nemoj me uzeti!»?
Ne plači, djevojko,
ne plači, kćeri lijepa!
Nikad i nikad
prestati neće
između Zla i Dobra borba.

Abdulah Sidran (Sarajevo, 1944), da Il grasso di lepre. Poesie 1970-2009 (Casagrande, 2010)

Pianeta Sarajevo

Ascoltate
come respira
il pianeta Sarajevo
Ascoltate
come piange la Ragazza:
“Morte, non mi prendere!”
Quante volte
piangendo
abbiamo detto
le nostre ardenti preghiere per la pace?
Se ne infischia la Morte della lacrima della ragazza,
se ne infischia la Morte delle preghiere dell’uomo.
Ascoltate
come respira
il pianeta Sarajevo.
Guardate
come fiorisce
il pianeta Sarajevo!
Non sentite
come inesorabilmente scorre
il sangue nelle sue vene?
La gente, guarda, va
a curarsi i denti.
Alcuni, vedi, portano
i bambini a tagliarsi i capelli.
Guarda, la gente va
a comprarsi i giornali.
Quello, guarda,
alleva colombi!
Quello, guardalo,
non riesce a vivere
senza le parole crociate.
Guarda
come si muovono gli uomini
immersi nel lavoro!
Guarda come sono invecchiati
soltanto in una notte!
Cos’è che, tutt’a un tratto,
li ha resi tutti più belli?
Sul pianeta Sarajevo,
ho visto un uomo,
fuma la pipa – e si affretta!
Ho visto,
sul pianeta Sarajevo,
un uomo che mangia – e piange!
Ho visto una ragazzina
sul pianeta Sarajevo,
nel parco che non c’è,
raccoglie fiori – che non ci sono!
La morte è un solido falciatore,
è inutile la lacrima della ragazza,
è vana ogni
preghiera per la pace!
Nell’universo
– che si chiama Bosnia –
c’è una ragazzina,
con la mano che non ha,
raccoglie i fiori che non ci sono!
Questa non è guerra
– in guerra, dappertutto, ci sono dei fiori –
questa è Lotta dalle Origini!
Nella quale si battono due principi
– dalle Origini
fino al giorno del Giudizio –
il principio del Bene
e il principio del Male!
Possa non cessare mai
la lotta fra Bene e Male!
Può forse scomparire
dal mondo il Bene?
E la Ragazza
mettersi a baciare la mano
del Falciatore Mortifero?
Non sentite come piange:
”Morte, non mi prendere!”?
Non piangere ragazza,
non piangere, figlia bella!
Mai e poi mai
potrà cessare
la lotta fra Bene e Male.

(Traduzione di Silvio Ferrari e Nadira Šehović)