Ci sono istanti che sembrano avere

Ci sono istanti che sembrano avere
parole esatte: silenzi tolti dal respiro
come da un impaccio, come
fossero tagli dentro tagli.

Sono questi i lasciti, i resoconti
di quello che si chiama amore
o quello strano modo di amare
che fa restare soli anche dentro
un fiato che chiede da che parte
appannare, disegnare cuori
sopra i vetri, da che parte stare
sulla parte fresca del cuscino.

Si educano gli amori – mi dicevi –
si educano a resistere
o a guardarsi dalla parte
che non si può mentire.

Tengo da conto mappe
di città lasciate con le mani;
segno dove si poteva andare
se solo il taglio della carta
non avesse tolto il nome alla via
a quell’unico posto dove
stare, è sognare con un respiro
esatto che non faccia paura.

Ci sono istanti che a capirli
non raccontano più nulla
ma fanno strade, piazze, facciate
dove appendere finestre, balconi
ringhiere e non sapere quale sia
la porta, il modo di fare stanza, bocca:
l’abbraccio che fa restare stretti
fino al mattino, senza chiedersi niente
semplicemente, senza niente.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), inedito

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