La mia vita

La mia vita
assomiglia un poco
all’eterno corridoio
di questa casa di riposo.

Luci al neon
infermiere premurose o sbrigative
con cuffietta,
medicinali, dolcetti,
aria di chiuso.

E qui in fondo
la mamma che sorride.

Antonio Turolo (Mestre, 1962) da Corruptio optimi pessima (Nuovadimensione, 2007)

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Costruire la fonte per disperazione

Costruire la fonte per disperazione
e dal disastro dell’arnia oro e miele.

*

Questo marmo freddo della cucina,
le carni crude ancora accartocciate.

Ci muoviamo tra le sedie, il tavolo,
con la precisione di angeli muti
che per la prima volta abbiamo visto
il proprio viso e il proprio corpo vivo.

Seduti, pensiamo alla fame sorda
degli animali in fuga, impauriti
dal fuoco spento di qualche dolcezza.

*

Quello che vedi scava negli occhi
doveri di fondamenta e cantieri.

Pianta chiodi fissi sull’asse, legno
Cavo di tarli, passi consumati…
La posizione è questa
mentre i cancelli si aprono lenti
sull’erba lenta dei campi a maggese.

*

Scritture fredde dell’inquisitore:
cespi d’erba strappati alle porte,
intonaci caduti come braci.
Pulisce dalla cenere gli occhiali,
le lenti spesse crepate su un lato.
Una genia di topi scivola
dall’avena al grano, dorme tra muri
incarboniti. Sogna il sereno.

*

Sale fredda dai polsi, come scheggia
d’ossa dissepolte dall’erba fresca.
Dove dormono dalie e lavanda
il libro mostra corsie, padiglioni
d’ospedale, acido fenico. Dice
l’incurabile, a mezzo sonno, muto:
calcinate queste tracce, accerchiatele
di laterizi, ferri di sostegno,
stagno – e muratene la luce fioca:
rinverranno l’umido di una porta
cancellata dalle planimetrie…

*

Mi vedi vivo così,
come il cane con in bocca la fine,
senza rimorsi; e dietro alle siepi
le labbra schiuse dei morti: cocci
sparsi sotto la crosta dei campi.

*

Lo sporco degli smarriti, il fieno
pestato e ammorbidito dai corpi.
Essere fieri del cibo, del pane.
Le novene in una lingua di rovi
con i merli a beccare la polvere.
Dietro la rimessa, dove mio padre
riparava i travi, tra l’erba alta,
la precisione fredda dei chiodi.

*

Torneremo sui cumuli muti
a farci calce. Qui, sotto all’edera,
ci sono le pietre bianche
prelevate dal muro per aprire
una porta alla casa nuova dove
sei morto: c’è tanta luce,
e un’aria fresca, immobile. Ho preso
sulle spalle le incombenze, i silenzi,
la voglia di dormire, il mutuo. Ora
lavoro ogni giorno, vengo da solo
a mettere una mano sopra i sassi
mentre mancano le parole giuste.

Sento i nervi e i denti tirarsi piano
nella loro posizione, rientrare
negli alvei come un ordine,
una correzione.

Andrea Ponso (Noventa Vicentina, 1975), da I ferri del mestiere (Mondadori, 2011)


Più dura è stata la spontaneità degli altri

Più dura è stata la spontaneità degli altri,
e che io avevo una musica anche senza saperlo!
Pistoni che battono in testa, sosta
su campo lungo: vedere il genere, il numero.
Oppure insieme, ma sempre come in un secondo tempo
che non viene mai.

Ora che sono un altro e sono io a volere
stare così, lontano dall’estate,
è notte perfetta e tu m’insegni
gradi di libertà.

Fernando Marchiori, da Scarto minimo (n. 5, 1989)


A volte ci si protegge dall’amore

A volte ci si protegge dall’amore
con un altro amore, dalle onde
stando con la testa sotto l’acqua.

Dal dolore si passa facendosi sottili
come una luce d’alba che subito finisce.

Stefano Raimondi (Milano, 1964), da Il cane di Giacometti (Marcos y Marcos, 2017)


Amico mio

Amico mio
osserva questo ridere. Sono i colli
dentro una luce di luglio; oppure
sono i denti
che di scatto scivolano in immagine
e restano vicino alla corteccia
come aggrappato muschio e coagulo
sangue di un’ombra. È una materia chiara
liquida; come vista da una vitrea
superficie e attraversata
da una nuvola priva d’affanno
e di dolore. Ritrovalo.
Perso, sperduto dove sia
maledetto e ansante. Ama
questo ridere
amico mio.

Tommaso Di Dio (Milano, 1982), inedito


Album di tutti

Se dormo solo
scorrono le moltitudini,
e io vorrei essere il bordo bianco

dei ritratti
che dentro gli album vivono assopiti
nell’illusione della propria forma.

Luigi Trucillo (Napoli, 1955), da Altre amorose (Quodlibet, 2017)

-consigliato da Franca Macinelli


I duelli della vita

– Del tuo avversario cerca subito gli occhi –
mi consigliava ultimamente
lui
con il fervore di un maestro Tao.
– Lì dovrai leggervi il cuore: se sprezzante
e arido o smarrito
nell’insorgenza della sfida.
Ma dovrai farlo subito
prima dell’affondo.
Quando i ferri sono
ancora in linea.

Tiziano Broggiato (Vicenza, 1953), da Anticipo della notte (Marietti, 2006)