L’urlo della Sibilla

4 luglio 2015

Manca poco, per l’attimo preciso:
ancora qualche altro grado di sole,
di modo che si accorci l’ombra sul prato
e si arrotondino il naso
e le labbra, poi spalancherò la mia bocca
invisibile, ingoierò lo spazio e urlerò
con il fiato del vento quanto sto per dirvi
e che da secoli tenevo dentro.
Dunque eccolo, il minuto:
fate che le parole vi risuonino
nitide nella mente.

(Adesso che l’ho detto lo sapete.
Adesso che l’ho detto non potete
più fingere: addio, torno nel niente).

Massimo Gezzi (Fermo, 1976), inedito


Si può scavare nella scena del giorno

Si può scavare nella scena del giorno
come l’occhio nel verde
basta un maestro piccolo, una guida
alla volta, uno che è linea di montagna
ramo di salice, lavanda, fatti così
perché lo spazio insegna a conquistare
il cielo dietro e più lontano
è libera pazzia che cerca ancora
e scava in fondo a sé, finché mi avvista.

Silvia Bre (Bergamo, 1953), da La fine di quest’arte (Einaudi, Torino 2015)

-consigliato da Stefano Dal Bianco